

Anche in una piccola e tranquilla città sperduta nella Pianura Padana, c’è bisogno di investigatori e investigatrici. Non immaginiamoci inseguimenti all’ultimo sangue, lotte corpo a corpo, sparatorie, casi di omicidi o misteriosi rapimenti. Non è esattamente così, o almeno, non lo è praticamente mai.
A raccontarcelo è una collaboratrice investigativa della nostra provincia, classe 2000, attualmente impiegata da Aenigma, studio tecnico investigativo di Ferrara. Un lavoro a cui spesso tendiamo a non associare le piccole realtà locali: in fondo, cosa potrà mai succedere qui? Ma questa ragazza, a cui attribuiremo solamente le iniziali F. F., smentisce tutti. Prima il percorso triennale universitario in Scienze Politiche, culminato con una magistrale in Scienze Criminologiche per l’Investigazione e la Sicurezza all’Università di Bologna, sede di Forlì. Poi, l’inserimento nel mondo del lavoro, in un settore che tutti crediamo di conoscere, ma che è in realtà un mistero per i non addetti ai lavori.
Come ti sei avvicinata all’idea di fare il lavoro che attualmente svolgi?
Mi sono avvicinata all’ambito criminologico durante la triennale, quando ho sostenuto un esame di sociologia della devianza. Ho deciso poi di fare la magistrale in quest’ambito. Ho avuto la possibilità di svolgere due tirocini in magistrale: uno in ambito sociale e l’altro in ambito privato. Volevo approfondire la parte di investigazione per pura curiosità, anche perché si è sempre sentito parlare di investigatori privati, ma non sapevo se potesse interessarmi. Iniziando, mi sono appassionata e ho deciso di proseguire anche a livello lavorativo.
Cosa fa veramente un’investigatrice privata?
Bella domanda! Si occupa della parte dei privati, quindi controllo dei minori, infedeltà coniugale. Poi la parte aziendale con infedeltà dei dipendenti, quindi false malattie, coloro che sfruttano la legge 104, concorrenza sleale, furto di informazioni. Ci sono altri ambiti, come la parte assicurativa, quella informatica e quella difensiva, di cui però non mi occupo. Un’investigatrice collabora con gli avvocati, per quanto riguarda casi di separazione e di lavoro in nero. Poi collabora con le aziende per ciò che riguarda i dipendenti, mentre con i privati in particolari situazioni dove ci sono requisiti sanciti dalla legge, in cui possiamo intervenire per controllare le persone.
Quali sono gli stereotipi (e quali no) di questo lavoro?
Sicuramente non possiamo usare armi. Poi forse il mondo del cinema ci ha abituati a quegli investigatori con macchine fotografiche sofisticate e mega obiettivi: non possiamo usarli, possiamo utilizzare solo ciò che vediamo a occhio nudo. Facciamo veramente gli inseguimenti, invece. Effettivamente pediniamo le persone in macchina, a piedi, sui mezzi. Facciamo foto, possiamo utilizzare il GPS sotto le macchine dei soggetti di indagine (solo se intestate a loro). E non possiamo assolutamente fare intercettazioni telefoniche, quelle spettano solo alle forze dell’ordine. Poi i travestimenti: dipende dalle situazioni. In una giornata classica, ti vesti normalmente, senza colori accesi, con abiti molto neutri, che non possono essere riconoscibili o ricordati. In altre situazioni, se sai che il soggetto d’indagine andrà in spiaggia, ti porti il costume; se sai che uscirà a cena, ti porti un vestito elegante. Devi essere consono alla situazione. Se hai il presentimento che la persona ti abbia notato, magari ti fai una coda e metti degli occhiali da vista, perché così un po’ cambi aspetto. Mi è capitato di togliere e mettere una giacca per dissimulare un po’.
Se dovessi descrivere una tua giornata tipo, come sarebbe?
Se si parla esclusivamente della parte di indagine, sveglia presto. Si va sul luogo in cui ipotizziamo che il soggetto di indagine si trovi, come la sua abitazione, e poi si aspettano movimenti. A volte ci sono momenti morti lunghissimi, dove bisogna solo aspettare, ma non sai nemmeno se effettivamente succederà qualcosa. Se dovesse uscire la persona che stiamo seguendo, si documenta tutto ciò che vediamo e descriviamo quello che fa durante la giornata. Si gira molto, ci si sposta molto: non sai mai dove puoi finire! Non sai mai neanche a che ora finirai. Devi riuscire a evitare sguardi ed essere molto riservato. Le attività che faccio più spesso sono casi di infedeltà coniugali e di controllo dei dipendenti da parte delle aziende.
Qual è il caso che più ti è rimasto impresso?
Il primo caso in assoluto che io abbia seguito, quando ero tirocinante, perché è quello che mi ha fatto appassionare a questo lavoro. È stato molto intrigante e riguardava un dipendente di un’azienda. Mi ha appassionato moltissimo perché è stato molto concentrato e continuo nel tempo, ogni giorno c’erano novità e dovevamo essere sempre pronti a investigare.
Hai un caso su cui hai sempre voluto investigare?
Sarei curiosa di affrontare un’indagine difensiva, perché a oggi non so come potrebbe funzionare. In questo caso, dovrei seguire un caso penale, nel senso che gli avvocati si affidano agli investigatori privati per ottenere le prove. Poi sto iniziando a formarmi sulla parte informatica adesso, quindi mi piacerebbe iniziare a fare ricerche di informazioni su fonti aperte online.
Immagino che per il lavoro che fai, devi fare attenzione ad alcune condotte di vita anche nel tuo privato.
Non stai a dire a chiunque il lavoro che fai, anche se è una difficoltà a volte. Possiamo avere i social, ma non possiamo scrivere il nostro mestiere lì, perché altrimenti saremmo troppo riconoscibili.
Se dovessi descrivere il tuo lavoro con solamente tre parole, quali sarebbero?
Sicuramente flessibilità, perché bisogna essere molto flessibili su orari e spostamenti. Serietà, perché quello che si fa non è mai un gioco, per quanto può essere affascinante e divertente. Poi, riservatezza, perché tutto ciò che noi veniamo a sapere, deve rimanere sempre all’interno dell’agenzia, non deve uscire niente.
Classe 2000, fieramente di provincia, mi sono laureata in Scienze Politiche e in Giornalismo. Sogno di vivere grazie alla mia penna e di scrivere di ciò che mi va.