

Mancano ancora gli ultimi dettagli nel nuovo studio di via Porta d’Amore, gli operai sono al lavoro per terminare alcune pannellature e tutto sembra ancora lontano dal diventare presentabile, anche se si intuisce quale sarà l’aspetto finale del progetto. Poi nei cantieri si sa, basta togliere attrezzi e scatoloni, dare una pulita e in un attimo si passa dal caos all’ordine impeccabile del primo giorno, alla bellezza degli spazi rinnovati proprio come li avevi pensati fin dall’inizio.
QB Atelier è un giovane studio di architettura di Ferrara, (giovane è un concetto molto esteso in Italia: abbiamo figli e mutui ma ci dicono ancora che siamo giovani) ed è stato di recente selezionato per la rassegna “Emergenti” della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Firenze. Tre studi ritenuti meritevoli in tutta Italia, a cui l’Ordine ha dedicato la stampa di una pubblicazione, una mostra monografica e un incontro di presentazione, che per QB è avvenuto lo scorso 13 febbraio nel capoluogo toscano. Nel testo di presentazione, da loro stessi redatto, si legge:
“Definire significa porre limiti. Provare a definire, ora ed adesso, il nostro modo di pensare e agire nella professione che facciamo potrebbe comportare, quindi, la necessità di fissare confini netti, togliere ambiguità, indicare una via certa. Non definire non significa non aver il coraggio di prendere una posizione, ma permette di lasciare un vuoto, uno spazio indeciso, un ambito di dubbio perenne. Questo vuoto apre allo spazio delle possibilità, della curiosità, dell’imprevisto.”
Se in una ricetta abbiamo ingredienti certi, quantità, dosi, tempi di cottura, e tecnicamente non possiamo sbagliare mettendole insieme, c’è sempre qualcosa che poi rende differente la realizzazione finale. Qualcosa che ci fa dire che un piatto è più o meno riuscito, più o meno saporito: l’estro dello chef sta nel trovare il giusto equilibrio tra alcuni ingredienti, nell’uscire quanto basta dalla strada principale per osare, aggiungendo o rimuovendo qualcosa per dare un tocco personale al lavoro finito, che non è la mera somma degli ingredienti di partenza.
Significa nel caso di uno studio di architettura, capire il contesto di partenza, conoscere i materiali con cui si avrà a che fare, quali sono i limiti, i vincoli imposti, quali gli spazi, i tempi e i modi dove aggiungere invece quel QB che diventa firma di un progetto memorabile. Ogni progetto è una combinazione di ingredienti: quelli che porta il cliente, quelli del luogo, quelli sociali. “Noi apriamo la dispensa – mi spiegano – vediamo cosa c’è e cerchiamo di trovare la giusta combinazione, creando una ricetta su misura per ogni situazione. L’obiettivo è sempre l’equilibrio.”
Equilibrio che Federico Orsini e Filippo Govoni ricercano ogni giorno, dal primo momento in cui hanno incrociato le loro sorti, quando viaggiavano entrambi verso Faenza per lavoro. Ogni giorno un’ora e mezza in macchina all’andata e altrettante al ritorno. Un momento di condivisione di idee e chiacchiere per poi lavorare ognuno in differenti studi di architettura, ma che è servito a gettare le basi di una bella collaborazione.
In realtà Federico e Filippo si erano già conosciuti all’Università, pur avendo età diverse e avendo seguito corsi separati. Federico, bolognese di nascita, aveva una laurea in Giurisprudenza in tasca e si è trasferito a Ferrara proprio per studiare qualcosa di completamente diverso e uscire di casa. Poi il dottorato e qualche anno a Roma prima di venire a stare definitivamente a Ferrara, dove nel mentre era nato e cresciuto il progetto QB Atelier.
Durante quei tragitti per Faenza nasce l’idea di provare a partecipare a un concorso insieme e la scoperta di essere un team affiatato. Il primo successo arriva presto, nel 2012, quando il loro progetto viene scelto per il restauro della palazzina Ex-MOF a Ferrara. “Non è necessario avere uno studio strutturato o essere un’impresa per partecipare ai concorsi – spiega Federico – ma in Italia puoi fare cose solo se hai già dimostrato di averle fatte in precedenza. Per partecipare alla gara dell’ex-MOF ci siamo appoggiati a uno studio del padre di un nostro amico e collega, Riccardo Russo. Aveva grande esperienza in ambito di restauro, “prestandoci” i requisiti necessari. È un meccanismo limitante, ma purtroppo comune”.
Il progetto di QB Atelier vince probabilmente anche perché semplice e poco invasivo. Un intervento rispettoso dell’edificio esistente, con pochi accorgimenti mirati a valorizzarlo, senza stravolgerlo. Al confronto di altri progetti candidati non era appariscente, ma funzionale ed elegante. Riguardandolo a posteriori conteneva già gli stilemi della loro ricerca progettuale, metodi e linguaggi che hanno accompagnato QB negli anni.
Così prosegue il percorso graduale dell’atelier, con qualche piccolo lavoro, qualche concorso con menzione oltre a incarichi privati. Filippo ha continuato a lavorare nello studio a Faenza fino al 2017, mentre Federico dopo un dottorato a Ferrara ha vinto tre assegni di ricerca a Roma. Un incarico importante ha dato poi la spinta a Federico e Filippo per fare il salto e concentrare gli sforzi in quest’avventura. Tra il 2022 e il 2023 vincono quattro concorsi, quattro menzioni e due gare: un’esplosione improvvisa. A quel punto, avere una società era necessario anche per maggiore credibilità verso la pubblica amministrazione e da qualche anno ai due architetti si sono affiancate due nuove collaboratrici.
Ma si vive di soli concorsi? “Noi ci crediamo fortemente – raccontano i due QB –. Non siamo interessati a ottenere incarichi in modo poco trasparente, quindi abbiamo sempre preferito partecipare a gare aperte. Naturalmente abbiamo anche realizzato alcuni lavori privati importanti, come una ristrutturazione a Lendinara e un progetto a Ferrara in pieno centro storico, dove il cliente ha selezionato il progettista tramite concorso aperto a vari studi. Questi lavori hanno richiesto molto impegno, quindi in quel periodo abbiamo partecipato a meno concorsi. Nel 2022, però, abbiamo ripreso con intensità. Era un periodo di grande fermento, con molti fondi PNRR e un numero elevato di concorsi pubblici, comprese le gare per le cosiddette Scuole del futuro. Abbiamo colto l’opportunità e investito su questo settore, ottenendo ottimi risultati”.
Poi le cose sono cambiate dal 2023 con il nuovo decreto sugli appalti (il 36/2023): le imprese non devono più presentare un progetto esecutivo realizzato da un professionista per partecipare a una gara, ma sono loro stesse a svilupparlo dopo aver vinto. Questo ha ridotto drasticamente i concorsi e gli incarichi per i progettisti. Federico se ne lamenta un po’: “Così il progetto definitivo e quello esecutivo rischiano di divergere completamente. Le imprese puntano spesso al profitto più che alla qualità architettonica, e questo sistema, nato per accelerare la burocrazia, finisce per ridurre il controllo dei professionisti indipendenti”.
Un altro incarico importante per QB atelier arriva però già nel 2017, e li accompagna per alcuni anni: il nuovo percorso museale di Palazzo Schifanoia. “Ci venne affidato dal vecchio dirigente dei Musei d’Arte Antica, Angelo Andreotti, con l’idea di realizzare un allestimento temporaneo – racconta Filippo – in attesa di finanziamenti per il restauro dell’area trecentesca del palazzo. Per noi è stata un’opportunità incredibile, quindi ci siamo subito messi al lavoro con grande entusiasmo. Inizialmente si trattava di un intervento molto piccolo, con un budget di soli 20.000 euro, poi però il progetto è piaciuto, sono arrivati i finanziamenti abbiamo continuato il lavoro. Con il cambio di dirigenza è cambiato anche il referente del progetto, Giovanni Sassu, con il quale abbiamo radicalmente cambiato anche l’allestimento previsto. Ci siamo quindi trovati a doverlo adattare a ciò che era già stato comprato, cercando soluzioni per mantenere la coerenza del progetto rispettando i vincoli tecnici e museografici… una vera sfida.

Il costo complessivo di questo progetto è rimasto incredibilmente basso, eppure siamo riusciti a ottenere un risultato di qualità: ora Palazzo Schifanoia ha finalmente un’identità museale chiara, mentre prima era più un insieme di ambienti separati. Un altro aspetto di grande soddisfazione per noi è l’esposizione delle opere e il merito va anche al coraggio di Sassu, che ha deciso di esporre alcune opere senza protezioni, permettendo ai visitatori di vederle da vicino. Una scelta audace e non scontata nel mondo museale. Negli anni per questo progetto sono state fatte ben tre inaugurazioni: prima il Salone dei Mesi, poi la parte quattrocentesca e infine quella trecentesca.”
Nel frattempo QB atelier sta portando avanti diversi progetti interessanti. Forse uno dei più rappresentativi è una casa immersa nella campagna ferrarese: il recupero dell’edificio esistente era insostenibile dal punto di vista strutturale ed economico, quindi è stata demolita e ricostruita del tutto. Un edificio che non è solo un oggetto architettonico, ma un mezzo per percepire e vivere il paesaggio circostante, la casa è composta da volumi semplici, disposti in modo da creare spazi di relazione con l’ambiente. Ci sono quattro prospettive principali a seconda degli affacci: un bosco con un laghetto, i campi arati, un frutteto e un vecchio fienile. Ogni ambiente della casa è stato pensato per dialogare con un elemento del paesaggio, creando un’esperienza abitativa dinamica e mutevole a seconda del punto di vista e del momento della giornata.
Il metodo di lavoro di QB prevede un dialogo costante con la committenza. Non impone soluzioni dall’alto, ma cerca di offrire una visione che il cliente da solo non avrebbe immaginato. Spesso questo porta a risultati sorprendenti e a una piena condivisione delle scelte progettuali. “L’architettura deve offrire esperienze contemporanee, dissolvendo il confine tra interno ed esterno e adattandosi alle esigenze delle persone – spiega Federico –. Ogni progetto è un’opportunità per sperimentare, bilanciando innovazione e funzionalità. L’organizzazione dello spazio ad esempio è essenziale per distinguere tra aree libere e di servizio, ottimizzando le funzioni e lasciando maggiore libertà. Ad esempio, una parete attrezzata può sostituire un armadio, integrando impianti e soluzioni tecniche in modo discreto. Non è minimalismo, ma un metodo che rende gli ambienti più flessibili e armoniosi, facendo percepire il benessere senza che il cliente ne comprenda necessariamente il processo”.
Uno dei concorsi vinti nel 2023 prevede il recupero di tre corti coloniche in una grande azienda agricola del Ferrarese, che possiede circa 1000 ettari di terreno, la Tenuta Cuniola. “Si tratta di un restauro conservativo, perché gli edifici sono vincolati a livello storico – raccontano. – È un’architettura che dall’esterno sembra perfettamente integrata nel paesaggio agricolo, ma quando ci si avvicina si percepisce l’inserimento di elementi contemporanei. Un esempio è la casa colonica, parzialmente crollata, che abbiamo trasformato in un’abitazione con un giardino interno segreto, aperto alla natura e alla luce.”

Ma QB ha aperto i suoi orizzonti anche ben oltre i confini locali: gli ultimi concorsi vinti li hanno portati ad esempio a Statte (TA), per un parco pubblico in un’area occupata abusivamente, che il Comune ha deciso di restituire alla collettività. Il progetto riqualifica la gravina naturale, creando percorsi e spazi di aggregazione. Oppure a Rimini, per un complesso di 36 alloggi popolari di ACER fonte di grande soddisfazione, perché è riuscito a conciliare budget contenuti con un’estetica di qualità. O ancora a Cagliari, per un intervento in spazi pubblici, con percorsi ciclo-pedonali e attrezzature sportive. Uno dei progetti più importanti per QB in termini di investimento, con circa 8 milioni di euro di budget.
Prima di rivolgere lo sguardo all’estero, come naturale evoluzione del progetto e anche per sopperire alle mancate opportunità di gara dell’ultimo decreto, all’orizzonte c’è una nuova sfida per lo studio: il restyling di Piazza Travaglio, nella loro Ferrara. Un passo importante, un rinnovo doveroso e molto sentito: la piazza che oggi è un parcheggio disordinato e sciatto troverà nuova vita con il progetto di uno spazio verde e pedonale.
Federico racconta: “Il concorso di progettazione valuta sia l’idea architettonica sia l’esperienza dello studio. Per questo motivo, ci siamo associati a uno studio francese di paesaggio, che ci ha permesso di dimostrare i requisiti richiesti per partecipare. Il progetto prevede un bosco urbano e un sistema di giochi d’acqua che evocano il corso del fiume che storicamente passava per la piazza. La collaborazione con la Sovrintendenza è stata molto positiva, contribuendo a un equilibrio tra memoria storica e innovazione. L’approvazione definitiva dovrebbe arrivare a breve e il cantiere concludersi entro il 2026.”
Uno spazio in più in città che avrà nuova vita, in anni in cui numerosi fronti aperti stanno rinnovando il volto del capoluogo estense: la Darsena, l’ex Palaspecchi, piazza Cortevecchia, solo per citarne alcune… Per i due QB è un fattore positivo ma tanti spazi rimangono da riqualificare, su tutti l’ex caserma di via Cisterna del Follo: “Un altro tema su cui Ferrara dovrebbe lavorare è la mobilità: limitare il traffico in centro migliorerebbe la qualità urbana. Inoltre in altre città europee si investe molto sulla sensibilizzazione e sulla cultura dell’architettura, qui manca ancora una visione condivisa sul valore dello spazio pubblico.” – osservano.
Terminati gli ultimi ritocchi, QB atelier è pronto per aprirsi alla curiosità dei cittadini e a raccontare la sua storia attraverso fotografie, modelli e materiali d’archivio: il 29 e 30 marzo prossimi in occasione di Cardini Atelier aperti si potrà fare un salto tra gli spazi di via Porta d’Amore e conoscere il lavoro di Federico e Filippo. Per loro sarà un’occasione per fermarsi a riflettere sul bellissimo percorso fatto insieme, mettendo ordine tra tanti successi passati, condividendo la loro visione di architettura con il pubblico.
MORE INFO:
www.qbatelier.it
Nasce a Ferrara nel 1983, dove vive in una casa bianca con una ragazza mora e due bimbe bionde. Giornalista pubblicista, dal 2006 si occupa di graphic design e comunicazione per il web, cofondatore di Contrarock, è stato vicepresidente di Factory Grisù. Ha fondato e diretto il magazine Listone Mag e il blog Ciccsoft. Ha un cane Lego di nome Cagnazz e un pianoforte in salotto per suonare, ogni tanto. Ama il minimalismo, la tipografia, il bianco e nero, New York, le foto storte, l’odore di terra bagnata, il tepore dentro la macchina in autunno.