C’è ancora domani: uno sguardo all’Università Popolare di Ferrara, oggi.
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C’è ancora domani: uno sguardo all’Università Popolare di Ferrara, oggi.

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Nella storia delle università popolari un ruolo cruciale è giocato senz’altro dallo splendore del Novecento: un secolo allo stesso tempo pieno delle peggiori pagine mai scritte dall’umanità e di alcune tra le più belle: l’istruzione diffusa, la conquista della Luna, gli straordinari progressi della scienza e della consapevolezza umana della possibile idea comune di convivenza.

È il secolo in cui si sono aperte le porte della conoscenza a molte più persone e la nascita dell’Università Popolare lo testimonia, anche se in un percorso parallelo più piccolo per numeri, ma quasi più grande nella filosofia. Senza particolari vincoli per entrare, sia economici che di conoscenze, libera e per tutti: questa è l’Università Popolare, che esiste da diversi decenni anche a Ferrara e di cui vi raccontiamo la situazione attuale, dopo gli anni della pandemia e alcune difficoltà ormai superate nel trovare collocazione per le lezioni.

Ce lo racconta l’insegnante Mariachiara Mariotti, da oltre trent’anni socia e da una ventina Presidente dell’associazione, nonché organizzatrice dei corsi: “in effetti, il legame più lungo di tutta la mia vita” esordisce, scherzando.

la presidente mariachiara mariotti

“Come per tutte le cose bisogna fare un punto pre e post pandemia: un momento che ha creato seri problemi a tutte le attività che fanno lezione frontale. Noi abbiamo sofferto per un periodo più lungo rispetto alla scuola normale. Prima del 2020 avevamo due sedi e sono state anche tre in passato. Con la riapertura dal 2022, abbiamo invece una sede unica, presso l’Istituto Copernico-Parmeggiani: è stata una scommessa e possiamo dire che ha funzionato.”

I numeri dell’Università Popolare di Ferrara oggi raccontano di una realtà piuttosto grande: circa 500 iscritti ai diversi corsi, che si tengono dalle 19 alle 20:30, dal lunedì al giovedì.

“Ci stiamo orientando verso un’offerta formativa che non sia soltanto linguistica, come era stata storicamente in epoca pre Covid: abbiamo corsi di inglese e spagnolo a cui si affiancano quelli su altre tematiche che riscontrano comunque ampio interesse, a volte con nostro stupore. Penso ad esempio a storia e filosofia, i cui posti sono andati completamente esauriti negli ultimi due anni, pur essendo corsi più impegnativi rispetto ad altri.”

Ma come viene gestita e cosa è una Università popolare? Le Università popolari sono presenti in tantissime città ma non esiste una rete codificata, le varie associazioni non sono legate una all’altra. Sono nate all’inizio del Novecento e si sono diffuse in particolare dopo la Seconda Guerra Mondiale, grazie a diverse menti illuminate che spinsero in tal senso.

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Scorrendo un pÓ di storia nel sito dell’università popolare di milano si scopre che anche questi istituti furono coinvolti dal regime fascista: “purtroppo insegnammo anche semantica della razza” si legge nel testo.

“A Ferrara fu fondata da un professore di storia dell’Università mentre oggi è gestita da una associazione di volontariato: come tutte in questi anni ha sempre meno persone che prestano il loro tempo per collaborare, ma ancora riesce a funzionare. – racconta Mariachiara -. Per quanto mi riguarda sono entrata subito dopo la laurea, nel 1992, e dal 2003-2004 ne sono Presidente. Nel 1992 la prima cosa che ho fatto, dopo la laurea, è stata insegnare Storia dell’arte e Storia di Ferrara all’interno dell’università popolare, in un contesto ancora molto spartano. In una classe potevano essere stipate anche sessanta persone senza particolari logiche organizzative e spaziali, maturate solo successivamente. Il giorno dopo la prima lezione avevo l’adrenalina a mille, non sapevo nemmeno cosa facevo ma è stata una esperienza incredibile.”

Quali corsi sono arrivi a Ferrara?
“I corsi si tengono da novembre ad aprile, cicli di trenta ore con inglese su più livelli (fino al b2), oltre a spagnolo, storia, filosofia, psicologia, disegno, lettura espressiva. Quest’anno sono partiti due nuovi corsi di scrittura creativa e relazione uomo-cane: ci piace cambiare sia in base alle proposte che ci arrivano dagli iscritti, sia seguendo i nostri interessi. Gli insegnanti sono tuttiveri insegnanti, di cui ricerchiamo la competenza.”

Scopriamo così che oltre alle possibilità formative per chi segue le lezioni, esiste anche una opportunità lavorativa, perché gli insegnanti ricevono un compenso, oltre che di crescita personale.

da una lezione di filosofia, con la docente enrica villa

“Nessuno di noi, anche dopo una laurea, sa se sarà un bravo insegnante: secondo me il pubblico che segue le nostre lezioni è un buon test. Insegnare ad un adulto è più facile perché il rapporto è paritetico, dall’altra parte è anche un pubblico competente che può tranquillamente mettere in difficoltà chi insegna. Ed è divertente come, pur non essendoci valutazioni o test, esista comunque la sindrome dell’interrogazione: durante un momento di discussione o una uscita per visitare una mostra è facile scorgere sguardi bassi ed evasivi se si fa qualche domanda per stimolare il dibattito.”

Infatti l’università popolare non è solo lezione: capita di mangiare una pizza assieme o di organizzare una uscita, ad esempio nel corso di Storia dell’arte, per andare a vedere una mostra o un palazzo. E questa comunità è molto solida: “nei momenti un pò tragici della nostra vita associazionistica, negli anni precedenti quando faticavamo a trovare una sede, sono stati gli stessi iscritti a muoversi e contattare il Comune per aiutarci. “

Ma chi frequenta le lezioni?
“Fino a qualche anno fa il target era quello delle persone in pensione, anche perché l’orario in cui svolgiamo le attività (19-20:30) è scomodo per chi esce dal lavoro. Negli ultimi anni l’età anagrafica si è relativamente abbassata, non solo nei corsi di lingue ma anche negli altri, senza arrivare ai giovanissimi (anche se c’è stato qualche caso di minorenni, ma si tratta di rarità) ma comunque oggi facendo una stima posso dire che siamo su una media di 40-50 anni. Esiste sia un gruppo storico che un certo turnover. Negli ultimi anni abbiamo inserito la prelazione per chi ha già frequentato altri corsi, perché capita che i corsi vadano esauriti e dobbiamo quindi tutelare chi è già dentro e quest’anno ci sono state circa 200 prenotazioni, su 500 persone che frequentano, per cui possiamo dire che metà è turnover e metà persone con esperienze passate che continuano a frequentare un corso o ne intraprendono uno nuovo.”

E il corso ha qualche valore?
“Siamo, come le altre università popolari una associazione di tipo culturale: non rilasciamo attestati, non sono corsi professionalizzanti, sono percorsi di interesse personale. Tante persone uscite dal mondo del lavoro con meno interessi e maggiore tempo libero trovano qui la possibilità di entrare in una comunità e di scoprire cose nuove”.

Quello che ripaga il lavoro quotidiano è rivedere le persone che sono entrate dieci, venti, trent’anni fa e che continuano a venire, ci racconta Mariachiara, sul finale della nostra conversazione. Perché continuare a fare qualcosa che, in fondo, non serve a niente? Perché quel Novecento di cui parlavamo, violento e d’amore, sanguinario e di diritti, ci ha lasciato un’eredità di cui ci stiamo dimenticando: ovvero che leggere, ascoltare, capire, interagire ci rende persone migliori.

E che in ogni vita, tranne l’ultimo giorno, c’è ancora domani, per prendere in prestito il titolo di film di cui si è parlato molto. La presenza dell’università popolare ne è un ottimo testimone.

INFO
Sito web dell’Università Popolare di Ferrara

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