Misteri al Castello: il primo romanzo di Cecilia Gallotta, dalle librerie alle scuole
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Misteri al Castello: il primo romanzo di Cecilia Gallotta, dalle librerie alle scuole

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Misteri al Castello (Robin Edizioni) è il primo romanzo per ragazzi pubblicato dall’autrice ferrarese Cecilia Gallotta ed è arrivato sugli scaffali delle librerie la scorsa primavera. A partire da questo mese sarà invece protagonista di un tour dedicato ai ragazzi di scuole medie e superiori. Il romanzo, rivolto ai ragazzi dai 10-12 anni in su, affronta le avventure di Sara e del suo migliore amico Matt. I due ragazzini, originari degli Stati Uniti, ma giunti in gita scolastica a Ferrara, scopriranno le storie che popolano i luoghi simbolo di Ferrara attraverso misteri da risolvere e difficili scelte da compiere.

Cecilia Gallotta, giornalista, scrittrice e copywriter, si confronterà con gli studenti durante due incontri dinamici e creativi: il primo sarà il 21 novembre alla Scuola media Torquato Tasso e il secondo si terrà il 27 novembre presso l’IIS Luigi Einaudi, all’interno del ciclo di incontri “ApertaMente”, ma si aggiungeranno presto altre nuove date come ci ha confessato la stessa Gallotta durante la nostra intervista.

Misteri al Castello ormai non è più solo un romanzo per ragazzi, ma si sta concretizzando in un vero e proprio progetto. Come saranno strutturati gli incontri?
Penso che un approccio dinamico si quello più giusto per incontrare gli alunni. Non sarà una classica presentazione, ma la struttura sarà quella di un’intervista all’autore dove i ragazzi potranno fare domande ed esprimere curiosità non solo sul testo, ma anche sul mio percorso personale di scrittrice. L’intenzione è quella di mettersi sullo stesso piano degli studenti e raccontare del mio rapporto con la scrittura partendo proprio da quando avevo la loro età e di come il mio sogno si sia evoluto nel tempo, così come succederà ai loro. Non vorrei impormi come una figura autoritaria, ma come ispirazione per incoraggiarli a perseguire le loro aspirazioni, anche se a volte può sembrare ostico e difficile. Vorrei anche che fossero loro a esprimere un giudizio o un parere su quello che hanno letto. Confrontarsi e mettersi in discussione, come succede a loro ogni giorno con le verifiche e le interrogazioni, è utile e importante anche da adulti. Non bisogna averne paura.

Come pensi che possano essere utili al percorso scolastico questi momenti di incontro?
La maggior parte della narrazione si svolge all’interno della città che non si limita a essere lo sfondo delle vicende ma, al contrario, ne è parte integrante. I due piccoli protagonisti, Sara e Matt, dovranno confrontarsi proprio con Ferrara e la sua storia per risolvere il mistero, scoprendo i luoghi simbolo della nostra città. In questo modo i ragazzi possono venire a conoscenza, in maniera divertente, di tutta la ricchezza culturale che li circonda ogni giorno. Per esempio una scuola del territorio sta svolgendo un progetto dedicato agli amici di penna: ogni alunno sta coltivando un rapporto epistolare con bambini di altre città e lo step finale sarà proprio quello di ospitare gli amici lontani qui a Ferrara. I bambini hanno così l’occasione di trasformarsi in piccoli esploratori, proprio come i protagonisti della storia. In questo caso il percorso storico all’interno della vicenda, che verrà affrontato durante gli incontri, può essere di grande aiuto e avere uno scopo didattico.

Castello Estense, Ferrara

Quando hai scritto Misteri al Castello a chi hai pensato di rivolgerti?
Il target a cui ho pensato è stata la fascia di età dai 10 ai 12 anni, anche se lo spettro può essere molto più ampio. Per prima cosa ho cercato di parlare ai ragazzi partendo dalla quinta elementare fino alla terza superiore, ma trasversalmente possono venire coinvolti anche gli adulti, ci sono tanti elementi in cui ognuno può ritrovare il proprio vissuto.

Perché hai scelto di rivolgerti a questa fascia di età?
Questa scelta nasce dalla mia esperienza privata. Essendo diventata mamma molto presto ho dovuto abbandonare la scrittura personale, che ho coltivato fin da quando ero bambina, e l’ho riscoperta proprio ora attraverso i miei figli Leonardo e Lorenzo. Stavamo passeggiando insieme a Pontegradella e ci siamo imbattuti nell’iniziativa di bookcrossing di Scambiamente e abbiamo trovato nella cassettina un volume appartenente a una collana molto cara alla mia generazione: i Piccoli Brividi. L’idea di mettere in cantiere qualcosa di misterioso dedicato ai ragazzi nasce proprio da qui. Oltre ai Piccoli Brividi, che facevano già parte del mio bagaglio personale, ho preso ispirazione anche da tutta la letteratura per ragazzi di questi ultimi anni che io e miei figli amiamo condividere insieme.

Che spunti potrebbero trarre, da questa esperienza, i ragazzi che vivono Ferrara?
Per quanto riguarda lo stile narrativo, se qualcuno vorrà intraprendere questa strada, posso dire che tutti i personaggi che popolano il racconto sono stati in qualche modo ispirati da persone che ho realmente incontrato, come per esempio i miei compagni di scuola oppure i professori, quando avevo la loro età. A quei tempi non avrei mai immaginato come il mio percorso potesse cambiare, quando vivi la preadolescenza pensi continuamente che la vita degli altri sia sempre meglio della tua e, talvolta, realizzare sogni e desideri sembra irraggiungibile. Invece sono stati proprio quei momenti e quelle sensazioni a dare vita a questo romanzo e alla mia scrittura e mai avrei immaginato potessero far parte di un libro, un giorno. Le esperienze personali rendono tutto più autentico. Anche la storia della città non è quella che ho studiato sui libri, ma nasce dalla mia esperienza come guida didattica con la Fondazione Enrico Zanotti che è stata un bellissimo modo di apprendere la storia del luogo in cui vivo e che, infondo, mi riguarda così da vicino. Quindi l’esperienza personale è sempre vincente, in qualsiasi ambito.

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Palazzo dei Diamanti, Ferrara

Che ruolo hanno gli adulti all’interno della storia? 
Gli adulti li troviamo sempre sullo sfondo, agiscono indirettamente e ritroviamo i loro insegnamenti sui più piccoli. Attraverso la personalità di Sara e Matt possiamo capire quali sono stati i valori che la famiglia ha trasmesso loro, come affrontano le situazioni, le scelte che compiono e il loro percorso di crescita.

Ci sveli chi si nasconde in realtà dietro Sara e Matt?
Le situazioni che si trovano ad affrontare i due protagonisti sono universali. Chiunque di noi ha dovuto fare i conti con l’avere 12 anni, siamo il frutto delle nostre esperienze. Anche se il racconto è leggero e delicato, il messaggio nascosto fra le righe vuole essere profondo e trasversale: bisogna avere la capacità di capire quando una scelta ha il potere di cambiare le cose e prendersi la responsabilità di ciò che accadrà, oppure scegliere di non rischiare e lasciare tutto com’è. Invece, quando questa possibilità non c’è, bisogna solo accettare quello che ci succede, anche se ci fa sentire impotenti, per poi ritrovarci ad affrontare un percorso di cambiamento.

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