

Mettere in scena la tradizione orale, la fola, le storie che sono fondanti di una comunità: questo il progetto dietro a “Fahrenheit dil fol” in scena venerdì 19 maggio alla Biblioteca Ariostea e in altri eventi successivi lungo l’estate. Un spettacolo teatrale che nasce dal teatro Officina A_ctuar e che ha come registi e direttori Sara Draghi e Massimo Festi. Ne abbiamo parlato proprio con Sara, per capirne la genesi e soprattutto cosa siano e quanto ancora siano importanti le fole.
“È uno spettacolo con una genesi piuttosto lunga, dovuta anche al periodo della pandemia che ci precede – spiega Sara -. È un progetto di recupero del patrimonio orale di matrice popolare, di quel patrimonio ferrarese che esiste e di cui negli ultimi anni ci sono stati diversi tipi di interventi per il mantenimento. Quando ci si approccia a questo tipo di patrimonio, che si sta perdendo notevolmente, il lavoro finisce spesso in piccole pubblicazioni che poi vanno a perdersi, mentre noi volevamo fare qualcosa che potesse avere un respiro più ampio. Quello che ci è venuto in mente è di portare questo materiale a teatro, facendo uno spettacolo che non avesse noi come attori ma coinvolgendo la gente, i cittadini, il numero più ampio possibile di persone e facendo produrre a loro uno spettacolo che potesse essere visto in più repliche all’interno del territorio. Abbiamo quindi usato il teatro come cassa di risonanza.”

Come avete costruito questo spettacolo?
Il processo si è diviso in quattro fasi: la ricerca dei portatori di memoria sul territorio e di quelli che sarebbero diventati i custodi (gli attori), l’incontro dei custodi della memoria con gli attori in appositi incontri all’interno delle biblioteche e alla fine un percorso teatrale con quattordici incontri che hanno portato alla costruzione di questo spettacolo.
Come avete reclutato le persone?
Bisogna dire che noi, come compagnia, da alcuni anni ci siamo avvicinati al recupero del patrimonio orale, grandissima fonte di storie e di fantasie. Abbiamo iniziato a trovare storie, leggende, canti, ninne nanne e ci siamo accorti che a Ferrara facevamo molta fatica a trovare il materiale che ci serviva, perché ci sono pochi portatori di memoria rispetto ad altre realtà. A Ferrara si avverte un pò la perdita di ciò che è popolare, si preferisce spesso privilegiare ciò che è la cultura alta e da qui è partita l’idea di andare a fare un lavoro di ricerca. Abbiamo avuto il supporto di Giampaolo Borghi (direttore del Maf, Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese) che considero la massima autorità degli studiosi della tradizione del territorio di Ferrara, poi alcuni studiosi di canto popolare (come Chiara Alberan e il gruppo delle Mondine di Porporana) che hanno lavorato con noi e con il supporto di Elisa Galeati della Biblioteca Bassani, che ci segue da sempre.
Per quanto riguarda le persone abbiamo fatto una chiamata pubblica: tutto è partito parlando con Elisa che ci aveva dato questa idea delle biblioteche come punti di collegamento con il territorio, anche perché finché si trattava della città di Ferrara era più facile, ma quando si arriva alla ricerca dei portatori di memoria nei piccoli paesi è molto più complesso trovare le persone giuste. Eppure è proprio lì che c’è il fulcro di questo patrimonio. Abbiamo lavorato con quattro biblioteche: quella del Barco, di Tresignana, di Copparo e di Bondeno. Quest’ultima con la collaborazione del gruppo archeologico di Bondeno e del Museo di Stellata di Bondeno, che ci hanno aiutato nella ricerca delle persone.

Per quanto riguarda il gruppo dei custodi, ovvero i cittadini attori li abbiamo reclutati a Ferrara attraverso un’altra chiamata pubblica, con il risultato di trovare sedici protagonisti, alcuni con qualche esperienza pregressa di teatro, altri invece no.
Qual è il filo del racconto, come si mettono in scena le fole?
Partendo dal titolo: è tratto dal romanzo fantascientifico Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, ambientato in una società distopica in cui i libri vengono bruciati e un gruppo di persone si prefigge l’intento di apprenderli a memoria salvandoli dall’oblio. In questo caso, a essere salvati saranno invece “il fol”, le fole, le leggende metropolitane, le ninne nanne, le filastrocche, i canti e tutti quei modi di dire, appartenenti all’universo popolare tramandato oralmente per secoli.
Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri. Le stesse cose potrebbero essere diffuse e proiettate da radio e televisori. Ma ciò non avviene. No, no, non sono affatto i libri le cose che andate cercando. Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film e nei vecchi amici; cercatele nella natura e cercatele soprattutto in voi stessi.
ray bradbury, Fahrenheit 451
Il teatro si farà cassa di risonanza della “memoria collettiva” ed esempio positivo di come il patrimonio immateriale, attraverso azioni creative, possa essere trasmesso alle generazioni future, divenendo un inesauribile fonte di conoscenza, civiltà, consapevolezza storica e di sviluppo positivo della nostra società. Fahrenheit dil fol diventa occasione di condivisione dei saperi, luogo dell’ascolto, delle storie narrate ad alta voce, della riscoperta di una oralità dimenticata dove far rivivere personaggi, creature fantastiche scomparse, aneddoti, scherzi, canti, antiche ricette, mestieri e giochi.
Abbiamo pensato di mettere dentro nello spettacolo le storie, ma soprattutto i personaggi. Personaggi che sono epici e che sono rimasti nell’immaginario popolare, personaggi che arrivano sul palco, salgono in scena e si trovano radunati per raccontarsela tra di loro e raccontare al pubblico, creando una sorta di spettacolo partecipato che invita il pubblico ad essere coinvolto. Sono storie che non sono mai finite su un giornale o su un libro ma sono queste le storie che danno identità di una comunità.

Cosa lascia in eredità questo lungo percorso di incontro di storie e persone della tradizione locale?
Per noi stessi prima di tutto è un progetto di comunità, di produzione dal basso, nato anche per creare momenti di aggregazione per generazioni diverse, dal momento che i luoghi di incontri intergenerazionale stanno sparendo. L’altra cosa importante è la riscoperta dell’oralità: forse lo diamo per scontato ma non lo è, stiamo vivendo sempre di più in una società che non comunica oralmente, che ha sempre più difficoltà a confrontarsi faccia a faccia, solo con il faccia a faccia e il confronto c’è l’evoluzione sociale.
Le persone che hanno fatto il percorso con noi le abbiamo fatte recitare, cantante e ballare, cose che un tempo era normale fare, un tempo c’era un rapporto bello con la propria voce, tutti cantavano: adesso è diventato un problema cantare, ci si vergogna di alzare la voce, lo vediamo con i bambini, l’oralità si sta perdendo.
INFO
Lo spettacolo sarà presentato il:
19 maggio h 18.15 presso Biblioteca Ariostea, Ferrara
9 Giugno h 18.30 presso Museo la Tratta di Copparo
e in successive date a settembre ancora da definire, nei comuni coinvolti.
Un progetto di Officina Teatrale A_ctuar
Di e con Roberto Agnelli, Chiara Alberani, Maria Luisa Bassini, Marco Bignardi, Agata Bovolenta,
Antonella Burini, Massimo Festi, Roberto Gamberoni, Elena Grazzi, Lorenzo Magnani, Chiara
Masini, Sandro Mingozzi, Alberto Nocenti, Adele Rasicci, Giulia Tiozzo, Anna Zandanel
con il Coro delle mondine di Porporana
e con l’amichevole partecipazione di Pietro Draghi e Maurizio Musacchi
Regia e direzione teatrale Sara Draghi e Massimo Festi
Direzione canora e musicale Chiara Alberani
Con il contributo e il patrocinio del Comune di Ferrara
Con il sostegno di Biblioteche comunali di Ferrara e Provincia; MAF – Mondo Agricolo Ferrarese
(FE); Orm-ne ODV – Coro delle Mondine di Porporana; Gruppo Archeologico di Bondeno;
Associazione Bondeno Cultura; Ancescao Coordinamento provinciale Ferrara APS.
Classe 85, vive a Ferrara da vent’anni. Secondo il profilo ufficiale è Infermiere, nel contempo si occupa da anni di giornalismo con l’idea di cercare di raccontare il mondo da una angolazione sempre nuova, con spirito critico ma rivolto al meglio, al domani e al possibile. Ha scritto un romanzo, si chiama “Sfumature” e si occupa di musica con una newsletter settimanale, live report e altro.Qui su Filo, articolo dopo articolo tenta di costruire un mondo più informato, consapevole ed ottimista o, almeno, aderente alla realtà.