Al MEIS la nuova mostra interattiva celebra Sukkot giocando… a Lego!
Venerdì, 4 Aprile 2025 - 517 anni fa nasceva Ercole II d'Este, duca di Ferrara

Al MEIS la nuova mostra interattiva celebra Sukkot giocando… a Lego!

Iscriviti al nostro canale Whatsapp

Restauro dopo restauro, mostra dopo mostra, resta sempre vero che, superando il primo blocco del complesso del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, quello affacciato su via Piangipane, ci si senta trasportati in un altro piccolo mondo dai colori intensi e dal rilassato silenzio, lontano anni luce da Ferrara, eppure così perfettamente collocato nel suo centro, nel suo cuore.

Durante la Festa del Libro Ebraico, frequentando questo angolo di quiete dal preciso e minimale ordine, vi sarete accorti che spesso siete stati fatti accomodare sotto una capanna accogliente, ricoperta di vegetazione e frutta colorata. La Sukkah è l’emblema di una tra le festività più affascinanti e importanti della cultura ebraica: Sukkot, la Festa appunto delle Capanne, che chiude un ciclo di celebrazioni solenni tra Capodanno e Kippur.

il direttore del meis amedeo spagnoletto, sotto la sukkah allestita nel giardino – foto di Eugenio Ciccone

Una festa dalla natura gioiosa per ricordare la dura permanenza degli ebrei nel deserto, accampati per quarant’anni in attesa di raggiungere la terra d’Israele. Le loro dimore erano precarie ed effimere, ricoperte di frasche, ma il loro spirito rinfrancato dalla condivisione e dalle nubi sulle loro teste, un’ombra importante e necessaria, una cura, un intervento divino.

Per 7 giorni, ancora oggi, le celebrazioni di Sukkot vorrebbero che le famiglie vivessero la loro quotidianità sotto la capanna da loro costruita e addobbata per l’occasione. Si celebrano la condivisione, l’accoglienza ma anche la responsabilità collettiva in un confronto diretto e sincero con la natura, nel rispetto massimo dell’ambiente che ci circonda. I grandi temi della contemporaneità – in realtà probabilmente senza tempo – restano al centro di una cultura antica.

Passione, ricerca e destino sono gli ingredienti di base della mostra Sotto lo stesso cielo, appena inaugurata al MEIS e visitabile fino al 5 febbraio 2023. L’idea di raccontare le tradizioni di Sukkot nasce dal primo incontro tra un oggetto speciale, in mostra precedentemente nel percorso espositivo di Oltre il ghetto. Dentro&Fuori, e la dedizione di Sharon Reichel e Amedeo Spagnoletto, direttore del museo, insieme curatori della mostra in corso. La madeleine è una tavola raffigurante la costruzione collettiva di una capanna, anticamente utilizzata proprio per decorare le pareti di una Sukkah, e proveniente dall’Abbazia di Praglia. Curioso – ma presto chiarito – il fatto che il dipinto sia custodito all’interno di un Abbazia da oltre cinquant’anni, assieme alla sua serie composta da altre 9 tavole. Fu un monaco ad acquistare le tavole negli anni’50.

Una sola tavola, dunque, per raccontare una porzione di vita tra le mura del ghetto, che oggi si è trasformata nella protagonista di un percorso dal segno opposto, ricongiunta alla sua intera serie.

Sotto lo stesso cielo, è un racconto coinvolgente, intimo e familiare per il MEIS. Si parla di gioia in questa mostra, e non è solo la narrazione ad infonderla, ma anche l’allestimento colorato ed interattivo. La costruzione della Sukkah, al centro della storia, evoca un processo collettivo fatto di affinità e responsabilità condivisa. La precarietà della struttura – e della vita stessa – è mitigata da cure e provvidenza. Anche l’ambiente circostante diventa parte di questa nuova casa: la luce filtra dal tetto ricoperto di foglie di palma, mentre la mancanza della quarta parete rompe il confine dello spazio intimo in un confronto aperto con la natura.

Inserzione pubblicitaria

Il destino è scandito dai ritmi della terra e dalla terra dipende il nostro sostentamento: la festa di Sukkot, di fine autunno, prende anche il nome di festa del raccolto e tra i suoi riti prevede la richiesta dell’acqua con lo scuotimento dello lulav, un mazzo composto da fronde di cerdo, mirto, salice e palma.

Parte integrante fondamentale della capanna, sono proprio questi alberelli ad aprire il percorso espositivo interattivo. La loro simbologia è una piccola caccia al tesoro tra le finestrelle sulle pareti che potrete letteralmente aprire per soddisfare la vostra curiosità con un pizzico di coinvolgimento in più.

Celebrando la collaborazione non si può che richiederla: dopo aver imparato le poche regole della tradizione, toccherà a voi lasciare un segno del vostro passaggio. Vi attende una vasca di coloratissimi Lego, proprio come quando i videogiochi erano un vizio di pochi, per dare sfogo alla vostra creatività nel segno dell’accoglienza. Costruirete la Sukkah che avete in testa, la appoggerete sullo scaffale dove resterà finché, per la sua natura effimera, si lascerà distruggere e ricostruire dai prossimi viaggiatori di passaggio.

Sotto lo stesso cielo è una mostra per tutte le età – accogliente e ‘in costruzione’ -, eretta con materiali sostenibili, come il cartone a tripla onda, su eccellente progetto allestitivo dell’Architetto Giulia Gallerani. Magistrale il contributo grafico di Alpaca, compreso il piccolo inserto a sorpresa che spunta dal catalogo (vedere per credere).

Conclude il percorso espositivo una sala dal sorprendente colpo d’occhio pensata per le 10 protagoniste della mostra. Le tavole riprendono la loro funzione ornando un’originale ricostruzione della Sukkah all’interno. Un ultimo sguardo complice a lei, la madeleine, la tavola che è stata seme di questa storia che intreccia significati e valori importanti; un sospiro e si è di nuovo all’esterno, sotto la capanna del MEIS. Alzando gli occhi tra le fronde che ricoprono la Sukkah il cielo sembra ancora più bello e luminoso.

Da qui sotto, la luce non deve superare l’ombra, e l’ombra la luce; come a ricordarci che nella costruzione quotidiana della nostra vita a qualche attimo più buio – più in ombra – conservato per riflettere e rivedere alcuni passi, devono corrispondere luminosi momenti di gioia, spiragli di luce limpida e rinfrancante. Luce e buio devono compensarsi e comprendersi, come dovremmo fare noi – esseri umani piccoli e un poco egoisti – senza dimenticare mai che, qualsiasi cosa ci differenzi l’uno dall’altro, oltre il destino, le abitudini, le religioni, le nostre scelte, l’intolleranza, l’ignoranza, la saccenza, il cielo che ci ricopre resta sempre lo stesso.

Iscriviti al nostro canale Whatsapp
Lascia un commento Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articolo precedente

La coreografa Carolyn Carlson al Comunale: "Abbiamo perso il contatto con la natura"

Articolo successivo

92 anni di applausi: storia di Daniele Barioni, che fece tremare il Metropolitan

Inserzione pubblicitaria