

Sono tornati: la TAP Creation, ovvero il gruppo di persone capitanato da Antonio Orioli, autori di veri e propri blockbuster ridoppiati in dialetto che non è sbagliato definire come impattanti sul linguaggio cittadino (in particolare Batanic o Il signor Tarzanelli) si appresta a presentare “Madeficent“.
Una nuova parodia, questa volta di Maleficent, film Disney rivisto come sempre in salsa ferrarese, per due serate all’Apollo i cui incassi saranno devoluti ad ADO, il 23 e 24 settembre prossimi.
Già con “The debit” e “Il Codice gratta e vinci” negli anni si sono viste repliche e triple proiezioni con centinaia di persone pronte ad aspettare qualche ora pur di vedere in sala queste versioni amatoriali di film famosissimi completamente rimontati e riscritti per diventare tutt’altro. Nuove storie in dialetto legate al nostro territorio diventate negli anni dei veri cult: virali quando ancora non c’erano i social, con i VHS e i DVD doppiati e tramandati per tutta la provincia.
In occasione del nuovo film abbiamo fatto una esclusiva incursione dove tutto nasce, al piano inferiore della “casa della TAP Creation, dove vivono Antonio Oreoli e la moglie Eleonora Ferrari.
Quando inizia il percorso della TAP Creation?
Nel 1999, con Batanic. O meglio, con Titanic. Innamorati del film, con un gruppo di amici siamo andati a vederlo quattro volte. Parliamo di un’altra epoca: allora le uniche alternative possibili erano videocassette o cinema, non c’erano lo streaming o altre possibilità per vedere un film. Esisteva il noleggio, certo, ma se il film rimaneva in sala due anni, aspettavi due anni. L’abbiamo visto una seconda volta per capirne bene la struttura, la terza per assimilare la storia, la quarta per analizzarlo tecnicamente. In quei due anni ho avuto modo di stravolgere la storia, scrivere e creare un copione: avevamo già l’idea di doppiarlo in ferrarese. Come TAP Creation siamo nati prima, nel 1997: quest’anno festeggiamo venticinque anni di attività, di film amatoriali costruiti per conto nostro, da quando facevamo i filmati delle nostre vacanze in stile X-Files montati con i ruoli già assegnati.

Trovandoci sempre tra amici, dicendo stronzate senza freni, capitava che ci fossero persone che per casualità si scambiavano battute mentre io guardavo la tv senza audio: in alcuni casi avevano esattamente le tempistiche del labiale sullo schermo. Così iniziò tutto.
E senza i software che ci sono oggi.
L’unico modo per doppiare i film in quelle fasi era usare due videoregistratori: uno in riproduzione, uno in registrazione e un mixer in mezzo. All’inizio si faceva così: video originale con audio spento e microfono sul secondo video per ridoppiare in tempo reale. Quando volevi tagliare una scena, andavi semplicemente avanti. E così sono nati i primi copioni.
Realizzato Batanic, avete iniziato a organizzare proiezioni pubbliche.
Batanic lo facevamo vedere nei pub, nei circoli Arci più piccoli, nei baretti, partendo da quelle piccole realtà è nato un passaparola incredibile. Distribuite le prime copie gratis ad amici, le persone facevano poi la copia della copia della copia, alla fine vedevi praticamente versioni in bianco e nero con le righe in mezzo (Nota per i più giovani: una copia da videocassetta analogica comportava una perdita di qualità ad ogni passaggio, Ndr).
Nel 200o abbiamo presentato Am par impusibil, nel 2004 Il Signor Tarzanelli e con questo film abbiamo iniziato a digitalizzare il tutto: è stato il primo realizzato interamente al computer. Naturalmente è cresciuta la qualità: in quel caso abbiamo lavorato sulla versione integrale, undici ore totali, ridotte a un’ora e mezza, con circa mezz’ora di montato e doppiato per ognuno dei tre film. In un’ora e mezza c’è tutta la trama della trilogia, mantenendo la struttura: la partenza, il viaggio, le battaglie, il ritorno in paese, il tutto rivisto nella nostra linea narrativa.
Negli anni poi abbiamo fatto diversi salti di qualità, già The Debit è realizzato al computer in maniera molto migliore e lavorato in Full HD, ora Madeficent è addirittura lavorato in 4K.

Come lavorate su ogni concept?
Io faccio il taglio del video originale e presento al gruppo la timeline. Su quel taglio già fatto, lavoriamo assieme. Ci troviamo una sera ogni due settimane, con un gruppo di persone partito da otto e che oggi ha raggiunto anche quattordici elementi. Nel frattempo sono arrivati i figli, sono entrate due ragazze di circa venticinque anni che ci aiutano a svecchiare il linguaggio, che è inevitabilmente diverso rispetto a quando abbiamo iniziato. Certe espressioni di inizio anni Duemila oggi sono totalmente fuori moda.
Tre o quattro ore di lavoro insieme consentono di doppiare un minuto o due di video, a volte di più. Serve circa un anno per chiudere un film. Nel caso dei Tarzanelli, tre anni, un anno per ognuno dei film, di mezz’ora l’uno, così come per The Debit.
Il format è sempre di circa il 70% di battute in italiano e il 30% in dialetto, tutte sottotitolate in modo divertente: nella traduzione c’è spesso una spiegazione particolare del significato in chiave ironica.
E poi ci sono i rumori di fondo, degli ambienti, come quelli delle porte rifatti tutti con la voce…
Tutto è partito da un discorso tecnico: è veramente complesso avere il file originale e parlarci sopra, mantenendo però i suoni originali. Allora abbiamo preferito lavorare in muto e aggiungere tutti i rumori noi: se c’è una scena nel bosco siamo noi ad aggiungere gli uccelli, il ruscello, i passi, le foglie… Se c’è un animale in sottofondo spesso aggiungiamo noi il verso (quasi sempre opera del figlio di Antonio). Tutti o quasi i rumori corporali sono prodotti internamente da Fabio, si arriva a circa 400 effetti audio per ogni film.
Tu Antonio hai basi di sceneggiatura e montaggio di un film?
Ho fatto dei corsi, a livello personale, per corrispondenza. Quando vedi certe inquadrature, magari oggetti di scena che andiamo ad inserire nel film originale, sono tutti elementi che una volta montati acquisiscono un senso: magari non sembra ma sono molte le nostre riprese all’interno di un film. Per il resto il grosso del lavoro è al computer. Ho comunque fatto piccoli documentari per lavoro: un documentario contro la cecità di cliniche oculistiche in Etiopia, una serata legata all’ottica, un filmato per una mostra di pittura, una commedia musicale…
E il linguaggio? C’è una ricerca rigorosa dietro?
Abbiamo delle basi, come il Vocabolario Ferrarese-Italiano e La Russcarola, ma anche altri libri storici. Cerchiamo di fare le cose per bene, anche per portare avanti la tradizione del dialetto e soprattutto cercare di dire gli “sfondoni” giusti.


Probabilmente l’apice del successo è arrivato con il Signor Tarzanelli: le persone hanno citato le battute del film per anni, in giro con gli amici.
È vero, quello ha stupito anche me: girando in autobus sentivo le battute. Dade (una delle voci della TAP) riparava le lavatrici a domicilio e magari in salotto trovava una copia del film. Qualcuno ci fermava all’Ipercoop mentre facevamo la spesa. Una sera in un pub ho sentito una ragazza che aveva come suoneria un pezzettino del film…
Tutto il vostro operato è sempre comunque stato per beneficienza.
Si, abbiamo sempre fatto le proiezioni legandoci ad associazioni: Vola nel Cuore, Associazione Giulia, Un futuro per Pietro. Questa volta, per Madeficent il ricavato andrà ad ADO. Noi come associazione non possiamo vendere biglietti ma non ci importa: ci interessa più che altro poter muovere duemila persone al cinema. È un grande impegno e allo stesso tempo ci dà la soddisfazione di sentire le battute in giro. Ma restiamo umili, non siamo il tipo di persone da alzarci dicendo “eh, il film l’abbiamo fatto noi”.


Terminato Madeficent, uscito in ritardo per colpa del Covid, avete già qualche progetto in cantiere?
Al momento no. Ogni volta terminiamo una parodia pensando di non farne altre, ogni volta poi ci torna voglia, ma non abbiamo fatto piani per il futuro.
Avete mai ricevuto proposte commerciali?
Non è mai successo. Mi sarebbe piaciuto: tanta altra gente ha seguito quella pista, mi viene in mente Paolo Ruffini in Toscana, partito dalle parodie come noi, o i Gem Boy. Noi invece non siamo mai finiti su un palcoscenico… A Ferrara secondo me qualcosa della TAP Creation ce l’hanno tutti in casa, ma non è una cosa che vedrai mai sulla Rai, ecco.


Venticinque anni di parodie: quali sono i ricordi più divertenti?
Per “The Debit” avevamo bisogno di un modello di Smart grigia e nera che non si trovava da nessuna parte, nemmeno a noleggio. Una sera dopo lunghe ricerche ce ne capita una davanti: abbiamo inseguito il proprietario per tutta la città fino a casa e poi mi sono giocato la carta notorietà. “Hai presente il signor Tarzanelli? Mi serve la tua macchina per il prossimo film!” e saltò fuori che l’aveva visto! Era un amico di un amico, Ferrara è piccola!
Un altro momento divertente è stato quando ci siamo ritrovati con Dade in accappatoio alle dieci e mezza di sera per girare una scena de Il codice gratta e vinci con l’Apecar: era pieno inverno e i signori al bar di fronte ci guardavano malissimo. Lui era in accappatoio marrone mentre fuori si gelava! Molte scene le giriamo qui a casa o in giardino, abbiamo un green screen, ma come si vede nei film ci è capitato di girare anche in città, con tutte le autorizzazioni del caso.


Venticinque anni dopo eccoci qui, dunque, con una nuova parodia e una nuova doppia occasione per vedere una parodia della TAP Creation: l’appuntamento è al cinema Apollo, ma prima di salutarci abbiamo alcune clip in anteprima da mostrarvi. Buona visione!

Classe 85, vive a Ferrara da vent’anni. Secondo il profilo ufficiale è Infermiere, nel contempo si occupa da anni di giornalismo con l’idea di cercare di raccontare il mondo da una angolazione sempre nuova, con spirito critico ma rivolto al meglio, al domani e al possibile. Ha scritto un romanzo, si chiama “Sfumature” e si occupa di musica con una newsletter settimanale, live report e altro.Qui su Filo, articolo dopo articolo tenta di costruire un mondo più informato, consapevole ed ottimista o, almeno, aderente alla realtà.