Coach Faragalli: dagli USA alle Aquile Ferrara, ammirando il Castello e Bastianino
Venerdì, 4 Aprile 2025 - 517 anni fa nasceva Ercole II d'Este, duca di Ferrara

Coach Faragalli: dagli USA alle Aquile Ferrara, ammirando il Castello e Bastianino

Dai college americani alla seconda divisione italiana: la nuova vita ferrarese di un coach figlio d’arte (e appassionato di quella vera)
Iscriviti al nostro canale Whatsapp

Chissà chi glielo fa fare, a uno che ha una casa a Nags Head, North Carolina, letteralmente a due passi dall’Oceano Atlantico, di trasferirsi a Ferrara in pieno gennaio per beccarsi alcuni di quei tipici nebbioni che sembrano non finire mai. “In effetti non avevo mai visto la nebbia di notte, è stato abbastanza strano. Ma non è l’unica cosa alla quale mi sto un po’ abituando: qui è anche impossibile ordinare una pizza alle quattro del pomeriggio”.

In effetti quella dell’umidità ferrarese è solo una delle tante scoperte che sta facendo Michael Faragalli, per tutti Mike, l’allenatore statunitense che le Aquile Ferrara hanno ingaggiato per la loro stagione 2022. Un uomo amichevole, pieno di energia e di entusiasmo, che una volta passata la soglia dei sessant’anni ha deciso di uscire dagli USA per la prima volta in assoluto nella sua vita per mettere insieme football e nuove esperienze di vita.

FOTO DI ELENA RAGAZZI

C’è sempre una buona ragione per non fare qualcosa”, dice con un sorriso. “Prima erano i figli, poi i genitori anziani, in aggiunta ovviamente a tante altre cose. Quando tutto ha cominciato ad avere un certo equilibrio ho iniziato a pensare sempre più spesso al desiderio di visitare l’Italia e magari di allenare una squadra in questo paese. Qualche anno fa un collega all’Ave Maria University in Florida mi parlò della sua esperienza in Europa e questo non ha fatto altro che aumentare la mia curiosità. Così mi sono messo alla ricerca di squadre italiane con una posizione libera da capo-allenatore e la proposta delle Aquile mi ha portato a Ferrara. Per la pensione c’è ancora tempo”.

FOTO DI ELENA RAGAZZI

Vale la pena di soffermarsi su un paio di cose di carattere enciclopedico su coach Faragalli. La prima, abbastanza ovvia: deve il suo cognome ad un antenato italiano originario della zona di Teramo. Non a caso la città abruzzese fa parte della lista di luoghi da visitare stilata al momento di fare i bagagli per l’Italia. La seconda: il football è il suo lavoro da sempre (“Ed è sempre meglio che fare un lavoro vero”) perché il padre di Joe faceva esattamente la stessa cosa, peraltro a livelli piuttosto alti, soprattutto in Canada. “Fin da bambino – spiega Mike – ho passato ore negli spogliatoi, in mezzo ai giocatori, come se fossi uno di loro. Non poteva andare diversamente”. Infatti è andata che in più di quarant’anni di carriera Faragalli ha fatto parte in vari ruoli di staff di alcune squadre universitarie talvolta molto prestigiose, oltre che di formazioni del principale campionato canadese. Ha vissuto una vita spesso con la valigia in mano, lavorando in Rhode Island, Wisconsin, Virginia, Ohio e un’altra mezza dozzina di stati, alcuni dei quali in Canada.

FOTO DI ELENA RAGAZZI

Ci sono tre parole chiave che definiscono la mia vita:
fede, famiglia e football”.

Del football s’era capito, mentre per il resto coach Faragalli è un uomo molto devoto e che va particolarmente orgoglioso dei suoi quattro figli e dei relativi tre nipoti. Il suo ingaggio da parte delle Aquile va ricondotto alla volontà dei dirigenti, con in testa il general manager Raffaello Pellegrini, di portare idee nuove per la squadra dopo l’esperienza fatta tra il 2019 e il 2020 con Kevin Murphy. Purtroppo la pandemia globale ha mandato all’aria tutti i piani fatti allora e nel 2021 si è optato per un approccio più conservativo anche per contenere un po’ i costi in tempi difficili.

Di certo anche il nuovo coach si ritrova di fronte a sfide completamente diverse da quelle che ha vissuto precedentemente. Nei college americani i ragazzi giocano a football con il proposito di diventare professionisti o quantomeno provarci, mentre nelle leghe professionistiche ovviamente ci sono in ballo dei soldi. Che per forza di cose non circolano nella Seconda Divisione del campionato italiano. I roster statunitensi hanno spesso problemi d’abbondanza, mentre le Aquile devono impiegare gli stessi giocatori in più ruoli per competere adeguatamente. Ovviamente queste cose Faragalli le sapeva fin dal principio, ma è stato anche il cambio di prospettiva a motivarlo:

Inserzione pubblicitaria

Questi ragazzi giocano perché amano questo sport e perché sanno che questa esperienza li unirà. Li renderà fratelli per il resto delle loro vite. Penso che il livello di partenza sia buono, anche se abbiamo tanto lavoro da fare e il tempo è poco. Non voglio fissare degli obiettivi per quanto riguarda le partite. Mi interessa di più lavorare sugli aspetti che potranno permetterci di vincerne il più possibile.
Serviranno sforzo fisico, passione e disciplina, soprattutto perché ci sono undici uomini che in campo devono sempre sapere cosa fare al momento giusto”.

FOTO DI ELENA RAGAZZI

C’è una parola che il coach usa di frequente ed è “process”. Il processo di costruzione dell’attuale organico delle Aquile ruota attorno alla valorizzazione di un nucleo di giovani che hanno ottenuto eccellenti risultati nei precedenti campionati di categoria. Nella stagione 2021, al debutto tra i senior, sono arrivate sei sconfitte in altrettante partite, ma era stato messo in conto di dover uscire un po’ ammaccati per accumulare l’esperienza necessaria per farsi valere in futuro. “I ragazzi – spiega Faragalli – devono ancora imparare molte cose ma in loro sto vedendo entusiasmo in allenamento e voglia di ascoltare. Ci saranno momenti difficili anche perché a volte faticherò a farmi capire, ma in questo mi sta aiutando molto lo staff. Conto anche di riuscire a parlare un po’ di italiano nel giro di qualche settimana: l’ho studiato un po’ quarant’anni fa, ma non ricordo granché”.

In compenso nel giro di appena venti giorni ha già imparato a pronunciare correttamente la parola “cappellacci”. “Ma anche pasticcio”, dice lui con una risata. “Qui è tutto delizioso e sto cercando di provare le specialità che non conoscevo. Vengo da una famiglia numerosa di origini italiane, quindi in passato ho imparato a fare la pasta in casa e a produrre il vino”. Per pura coincidenza, proprio nel bel mezzo della chiacchierata fatta per realizzare questa intervista, dalla porta dell’ufficio del coach è spuntato il presidente Alfredo Ferrandino con un gran sorriso, uno scatolone e un annuncio importante: “Coach, here’s your espresso machine”. Pochi regali potevano essere più graditi in quel momento: “Fantastico, stavo proprio pensando di prenderne una”.

Quelli culinari non sono comunque gli unici piaceri che rendono interessanti le giornate del coach fuori dal campo da football. “Quando passeggio in città e passo davanti al Castello non riesco a credere ai miei occhi. Potrei vivere qui dieci anni e continuare a stupirmi della sua bellezza. Sono un grande appassionato di storia e di arte, quindi ammirare certe cose mi emoziona molto. Quando sei di fronte a un’opera di Bastianino non puoi che rimanere a bocca aperta. Queste cose non le puoi trovare negli Stati Uniti e infatti spero di riuscire a trovare il tempo per visitare le principali città italiane. Io e mia moglie abbiamo già fatto un giro a Bologna e molto presto andremo a Venezia. Ma vorremmo vedere anche Firenze e Roma, oltre ovviamente a Teramo e Giulianova per ritrovare le radici della nostra famiglia”. Insomma, Bastianino e football americano apparentemente possono stare assieme nel corso della stessa conversazione. Anche perché il football – in fin dei conti – non è uno sport in cui vincono i più grossi o i più violenti. “Tutt’altro, è un gioco al 99% mentale. Ti insegna a pensare rapidamente, collaborare con i tuoi compagni e trovare soluzioni giuste al momento giusto. Non è molto diverso da una partita a scacchi”.

FOTO DI ELENA RAGAZZI

Il primo kick-off della nuova annata sportiva delle Aquile è in programma sabato 12 marzo al Mike Wyatt Field di Ferrara contro i Giaguari Torino. Ad accompagnare coach Faragalli in questa avventura c’è uno staff tecnico composto da Luca Brunetti, Stefano Ferrari, Stefano Zucchelli, Andrea Golfieri, Matteo Mantovani e Luca Orlandi. L’ingresso alle partite casalinghe è ad offerta libera e c’è un bar ben fornito per chi vuole fare un intermezzo tra un touchdown e l’altro. Il contratto di Faragalli scadrà a giugno, ma lui da buon cattolico non mette limiti alla divina provvidenza: “In estate tornerò senz’altro negli USA perché sicuramente mi verrà voglia di rivedere la mia famiglia e l’Oceano. Ma non mi dispiacerebbe affatto fermarmi in Italia ancora un po’ in futuro”. Non resta che dire: good luck coach.

FOTO DI ELENA RAGAZZI
FOTO DI ELENA RAGAZZI
Iscriviti al nostro canale Whatsapp
Leggi i commenti (1) Leggi i commenti (1)
  1. Complimenti ottimo articolo che esprime appieno il pensiero di coach Mike Faragalli, Sono certo che insieme a lui ci divertiremo tantissimo grande persona grande allenatore gran professionista

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articolo precedente

Hyde Magician: a Ferrara le magie con il cubo di Rubik più famose del web

Articolo successivo

Castellitto torna al Comunale con Zorro, uomo di viaggio e di strada

Inserzione pubblicitaria