

La storia delle bevande alcoliche segue parallela quella dell’uomo, praticamente da sempre. Ne abbiamo tracce già nei millenni precedenti alla nascita di Cristo e se pensiamo all’importanza culturale e sociale che riveste ancora oggi capiamo quanto sia ben più vecchia e radicata di concetti relativamente nuovi e recenti quali la democrazia o la libertà personale.
E come tutte le storie degli uomini è fatta di viaggi e persone, rette parallele che diventano incidenti per un motivo o per l’altro.
Siamo qui a parlare di un nuovo prodotto locale, il Vermuth Ambrato Brondi, un’idea che è diventata un locale in via della Luna, dietro Piazza Castello a Ferrara.

“Ho pensato che se non lo facevo ora non lo avrei più fatto” – racconta Matteo Brondi. A metà dicembre dell’anno del Coronavirus in un locale che offre un’esperienza di degustazione di bevande alcoliche, accompagnate da formaggi particolari e serate guidate in cui scoprire sapori nuovi, viene da ammirare quell’incoscienza che convoglia le passioni personali in progetti di vita. In altre parole, ci vuole coraggio.
Matteo Brondi nella vita fa il disegnatore e progettista CAD e due anni fa si iscrive ad un corso per Sommelier. Nel periodo che trascorre tra quel momento e l’apertura del locale c’è l’accensione della passione, come conosce chiunque abbia iniziato qualcosa per scherzo e ne sia stato travolto.
“Consiglio a tutti il corso da sommelier, anche solo per il primo livello. Cambia completamente il modo di bere, la comprensione del bere una bevanda alcolica, la percezione dei sapori.”
Matteo inizia a studiare i vini, poi con la famiglia vola nella Valle del Douro, vicino a Porto, in Portogallo, una enorme distesa di vigneti attraversata, appunto dal fiume Douro a pochi chilometri dalla città.

È divertente immaginare la famiglia ad accompagnare Matteo in questo percorso di scoperta e il figlio Antonio, ancora oggi minorenne, appassionarsi e diventare uno dei propulsori che hanno portato una idea a diventare una bottiglia da poter acquistare, magari anche in queste festività anomale.
Perché la ricetta del Vermouth Ambrato Brondi, ovviamente segreta, è stata realizzata dal figlio, votata all’unanimità in un test familiare bendato, dove padre, figlio e un amico hanno provato a realizzare la propria miscela. In tutte le occasioni è risultato vincitore il più giovane dei tre: ha un naso particolare, ammette il padre, puro istinto, senza che sia chiaro dove cominci l’ammirazione e dove l’invidia.


Ma dobbiamo allargare il campo di questa storia, che per ora pare includere solamente Ferrara e Portogallo, ad un terzo fondamentale luogo, senza il quale questa storia non esisterebbe: la città di Torino.
Con due persone fondamentali: Antonio Benedetto Carpano che nel 1786 mette a punto la formula del Vermouth (si racconta con diverse difficoltà a ricordare gli ingredienti inseriti, una volta… degustati) che prevede secondo le regole di base almeno il 75% di vino e per la restante parte sostanze aromatiche e amaricanti (oltre dieci nel caso del nostro prodotto). Un aperitivo che diventerà immediatamente il più bevuto della città, con un Caffè in centro che per un buon lasso di tempo sarà talmente di successo da obbligare ad una apertura ventiquattro ore su ventiquattro, vicino alla storica piazza Castello della città.

Nella stessa città, (quasi) duecentocinquanta anni dopo Fulvio Piccinino riporta la cultura del Vermouth nella città, organizzando percorsi di degustazione ed esperienze di creazione delle proprie miscele, laboratori da cui Matteo, il figlio Antonio ed un amico escono con sei ricette che, una volta testate alla cieca nelle settimane successive, portano alla certezza di avere indovinato il vermouth giusto.
Eppure manca ancora qualcosa per portarci all’inaugurazione di Artemisia Vermuteria e trova origine in quella terribile notte di otto anni fa in cui ci svegliarono le scosse del sisma in Emilia.
L’eco del terremoto di quella notte si riverberò in un bando per la ricostruzione dei centri storici, vinto con l’aiuto della figlia Emma, giovane imprenditrice e illustratrice, la cui passione grafica si è riversata inoltre nella copertina del Vermuth Brondi, diversa da tutte le altre. Osservando l’allestimento del locale si coglie come la maggior parte delle bottiglie di Vermouth (o affini) trasmettano un’idea grafica lontana di qualche decennio, con caratteri grandi e decisi e lo spirito degli anni in cui la cultura italiana veniva plasmata dalla televisione, durante il boom economico.
L’opposto del progetto di Emma, con questa stampa al femminile nel cui il ritratto di una giovane donna esprime colore nei fiori sulla testa, probabilmente simbolo degli elementi naturali che danno il sapore al Vermouth.
E l’idea è che il locale, quando sarà possibile frequentarlo per come è stato pensato, sia in futuro un luogo dove ospitare piccole esposizioni di giovani disegnatori o fotografi locali, artisti che possano avere uno spazio dove farsi conoscere.
Ancora prima dell’intervista un gruppo di tre persone entra per assaggiare ed infine acquistare questa variante locale di quel drink che, ci racconta Matteo, si dice essere secondo le previsioni uno dei prossimi grandi mercati del settore che esploderà.
Forse Ferrara non è Torino ma pare che nei primi giorni di attività la risposta sia stata sopra le aspettative e sarà che sono giorni strani, anche per gli orari imposti, ma durante la nostra intervista siamo stati interrotti diverse volte, a locale ancora chiuso, da persone di ogni età curiose di provare questa esperienza.
Forse ci dovremo abituare, in futuro: oltre allo Spritz, potrebbe esserci spazio per il Vermouth.
P.S. Il nome Vermouth è il nome tedesco dell’Artemisia, pare un omaggio del signor Carpano al filosofo Goethe, uno che ha dichiarato:
“Conoscere i luoghi, vicini o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica, è vera geografia.”
goethe
MORE INFO:
Artemisia Vermuteria Ferrara
Via della Luna 17
Sito Web
info@artemisiavermuteria.com
Classe 85, vive a Ferrara da vent’anni. Secondo il profilo ufficiale è Infermiere, nel contempo si occupa da anni di giornalismo con l’idea di cercare di raccontare il mondo da una angolazione sempre nuova, con spirito critico ma rivolto al meglio, al domani e al possibile. Ha scritto un romanzo, si chiama “Sfumature” e si occupa di musica con una newsletter settimanale, live report e altro.Qui su Filo, articolo dopo articolo tenta di costruire un mondo più informato, consapevole ed ottimista o, almeno, aderente alla realtà.

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