

Una partita di scacchi è una sfida tra due persone. Di movimenti, di sguardi, di tecnica, di coraggio, di improvvisazione, di pazienza, di erosione dei limiti delle regole, delle sfaccettature stesse dei nostri rapporti gli uni con gli altri.
La sensazione è che sia stata una tempesta perfetta a portarci al Circolo Scacchistico Estense, in compagnia del Presidente Antonio Dentale, a varcarne le porte, al momento chiuse al pubblico e a trovarci a risolvere alcune situazioni su una scacchiera, finendo sempre per non capire il giusto percorso delle mosse da compiere e perdere: sempre.

Qualcosa che origina da una serie tv, “La Regina di Scacchi” che in queste settimane è diventata un vero e proprio fenomeno di massa, diventando la miniserie più vista di sempre della piattaforma Netflix, qualcosa che ha incollato gli spettatori per diverse ore seguendo l’ascesa di Beth Harmon, qualcosa che ci porta indietro ad uno gioco che pareva simbolo del passato e che improvvisamente ora suona attuale, moderno, possibile alternativa casalinga in settimane di reclusione domestica che hanno alterato i ritmi delle nostre vite.
La scintilla di una serie ci ha permesso di sollevare il velo di un mondo di cui si parla poco e ora in piena esplosione: siamo andati in un circolo che esiste dal 1977, e sorprendentemente, come ci racconta il presidente, composto all’80% da ragazzi e ragazze under 16.
“Quell’emozione che viene trasmessa dalla serie è reale, in particolare quando si gioca un torneo.”
Antonio ci spiega in breve il mondo degli scacchi: qualunque iscritto alla Federazione è considerato un giocatore, a livello mondiale. Entra senza punteggio, non classificato e giocando nei tornei acquisisce un punteggio (dal nome Elo) positivo o negativo in base alle vittorie o alle sconfitte (e proporzionalmente alle stesse con avversari di rango maggiore o minore) e con una classifica che sale fino ai Grandi Maestri, gli unici abilitati ogni anno a partecipare al “Torneo dei candidati” il cui vincitore potrà competere con il detentore del titolo mondiale (dal 2013 il norvegese Magnus Carlsen, uno diventato Gran Maestro a 13 anni, come se niente fosse).
Una scalata, come quella affrontata in maniera fittizia dal personaggio di Beth nella serie Netflix, in cui si scopre che l’essenza del gioco (e non le sue regole, in fondo facili da comprendere) sta in un fitto mondo di aperture, strategie, attacchi, difese, concetti e deviazione dagli stessi, in un balletto mentale spettacolare quanto ostico di fronte ai campioni del gioco.
E in questo circolo, con la sua sala dedicata ai tavoli degli scacchi si svolgono da sempre corsi e tornei, con una grossa parte di formazione e informazione che parte dalle scuole (in particolare le primarie) del territorio e raccoglie un certo seguito da parte dei più giovani, che costituiscono la parte preponderante del gruppo e che affrontano i tornei nelle varie specialità diversificate per età, con un certo numero di successi a livello regionale e nazionale negli anni, come ci viene orgogliosamente raccontato.

Il circolo ha amicizia e rapporti diretti con Stefan Djuric, gran maestro Serbo, una persona che riesce a vivere con lo sport degli scacchi e che frequentemente organizza attività nella nostra città. Una persona, ci racconta Antonio, che sulla carta d’identità ha scritto come professione gli scacchi: traguardo impossibile al momento in Italia, che ci mette (come spesso siamo abituati) in una posizione arretrata rispetto ad altre nazioni.
E non solo: tra le altre proposte il gruppo ha organizzato negli anni in diversi paesi del territorio partite di scacchi nelle piazze della provincia, con figuranti a creare enormi scacchiere viventi e con vere partite messe in scena.
Le possibilità del mondo degli scacchi sono ampliate dal contesto difficile di questa annata: si possono giocare ovunque, grazie agli appunti sulle mosse eseguite consentono di analizzare costantemente i propri errori, possono essere eseguiti anche in maniera virtuale: non a caso anche il circolo si è attrezzato per proseguire i corsi già attivati via Skype.
Quello che succede dopo è che per qualche motivo Antonio inizia a creare situazioni da sbrogliare sulla scacchiera e si sviluppa quell’energia trasmessa dalla serie televisiva: un mondo di regole entro le quali muovere il proprio intelletto per trovarsi in una situazione di vittoria.
Perché questi sono gli scacchi: una vittoria o una sconfitta, pur essendoci spazio per il pareggio (la patta) e infiniti modi in cui muovere i propri pedoni, nonostante la facilità con cui un bravo giocatore può costringerci alla resa. Una guerra, tra due eserciti, senza feriti, nè caduti, se non il re, appoggiato di lato, quando riceve lo scacco matto.

Ci sono più avventure su una scacchiera che su tutti i mari del mondo.
(Pierre Mac Orlan)
Se vi ha incuriosito almeno un po’, il Circolo Scacchistico Estense è in Corso Isonzo, 42 a Ferrara.
Classe 85, vive a Ferrara da vent’anni. Secondo il profilo ufficiale è Infermiere, nel contempo si occupa da anni di giornalismo con l’idea di cercare di raccontare il mondo da una angolazione sempre nuova, con spirito critico ma rivolto al meglio, al domani e al possibile. Ha scritto un romanzo, si chiama “Sfumature” e si occupa di musica con una newsletter settimanale, live report e altro.Qui su Filo, articolo dopo articolo tenta di costruire un mondo più informato, consapevole ed ottimista o, almeno, aderente alla realtà.