Un’idea di Festival: Ferrara Sotto Le Stelle 2020, forse.
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Un’idea di Festival: Ferrara Sotto Le Stelle 2020, forse.

Il nuovo direttore artistico, Corrado Nuccini nel suo sguardo tra presente e futuro.
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C’è una frase che ci ripetiamo in due o tre occasioni e che fa da collante: “è come fare una partita ad un videogioco e trovarsi direttamente dall’ultimo livello, senza avere aiuti, con un mostro finale difficilissimo da sconfiggere”. Ultimi giorni della quarantena con la fase 1 che ci è appena stata moralmente allungata nel non concedere sostanziale libertà di movimento, se per non piccole concessioni e diversi dubbi sull’interpretazione delle stesse.

La situazione è quella di un giornalista (tanto per darsi un tono) su un tetto condominiale e Corrado Nuccini, fondatore e voce della storica band italiana Giardini di Mirò e nuovo direttore artistico di Ferrara Sotto le Stelle, nella sua casa, dove ogni tanto si sentono rumori di bambini che si muovono, seconde e poco chiacchierate vittime di una emergenza che li ha rinchiusi in casa per un tempo non appropriato alle loro esigenze.

E questo segna la totale differenza con il normale racconto del come sarà la nuova edizione del nostro festival perché è come descrivere un cielo di montagna lungo un pomeriggio: ora piove, ora c’è il sole, ora un arcobaleno, ora nuvole.

Niente di fisso, programmabile, ragionevole. Lo scenario evolve, muta, cammina incerto su regole e tempi che non arrivano.

“Credo che dobbiamo provare, con i mezzi che abbiamo, a dare la venticinquesima edizione del festival a Ferrara. Un festival che sarà fatto con il coraggio di cambiare, senza ostinazioni, rischi o pazzie ma mantenendo quello che sta dietro alla longevità di un evento, ovvero quel substrato di relazioni, di cultura, di interconnessioni che porta con sé.” – spiega il nuovo direttore artistico del Festival.

Corrado Nuccini, studio Vetusta, 2010

“E questo lo puoi fare già in questo momento. Quello che noi abbiamo iniziato a fare da quando è scattata la crisi è stato esserci. La prima fase è stata quella che abbiamo chiamato Close Up, dove abbiamo dato una risposta anche affettiva a chi ci segue, che aveva bisogno di contenuti e di presenza. Pur consci che questa esplosione di streaming ha portato con sé esperimenti che funzionano e altri meno, con tipologie di esperienze che sono passate da zero a cento in pochi giorni e per cui non tutti erano, come è normale che sia, pronti.

Passato quel primo momento abbiamo pensato che quella fase fosse però conclusa, che ci fosse bisogno di ragionare su qualcosa che fosse più adeguato al quotidiano e abbiamo dato il via a questa seconda fase, chiamata Step Up che ci spinge nella direzione maggiormente organizzata di contenuti qualitativamente migliori, cercando di affinare i format e di mantenere standard elevati.”

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Punto secondo, vicinanza con il territorio: collaboriamo con i vari circoli Arci per (cercare di, ndr) salvaguardarli e con la consapevolezza della breve finestra di tempo in cui il Festival può muoversi (essenzialmente giugno e luglio), cercando così di poter allungare la nostra presenza ad un arco temporale maggiore, se si potrà o dovrà.

Ancora: formazione, nei termini del rispondere a richieste che ci sono arrivate che porteranno a selezionare e formare persone che possano essere pronte per la realizzazione del Festival del futuro, inevitabilmente diverso e che richiederà nuove competenze, partendo da quella squadra cresciuta in questi anni che è una base solidissima. Se guardiamo al Festival è facile immaginare che le location possano perdere capienza, con il contemporaneo aumento dei costi di produzione (basti pensare alla sicurezza) e ci sarà quindi da rivedere tutta la catena economica del mercato della musica dal vivo.”

Dal punto di vista finanziario è pensabile tentare di trasferire il concetto di Patreon, ovvero delle comunità che supportano (e finanziano) direttamente un artista, ad un festival?

“La risposta è un pò complessa. Prendendo per buono il dato di una situazione che si protrae temporalmente (in caso contrario ben venga), dovremmo iniziare a fare un ragionamento preciso. Non cercare, quindi, di pensare al mondo di prima con gli strumenti di oggi ma è necessario immaginare il mondo di oggi con gli strumenti di oggi: è un ragionamento diverso.
Che vuole dire: ragionare su come veicolare questi contenuti, trasformare i Festival in organizzazioni che siano d’accompagnamento e che siano contenitori; portare subito gli artisti lontano da questo modello “sono un musicista e suono in streaming per farti abbassare il livello d’ansia” e che vada invece nella direzione di contenuti che si possono commercializzare. E fare recitare al Festival un ruolo in cui può essere veicolo di contenuti migliori di quelli che può produrre il singolo artista.

In questi termini noi stiamo provando a fare un coordinamento con diversi Festival che hanno caratteristiche simili al nostro (ACieloAperto a Cesena, Arti Vive a Soliera, Sesto Unplugged) per avviare un discorso di interconnessione. Quello che può rimanere ad un Festival che adesso non può fare concerti è quel brand, quella garanzia di qualità che ad esempio Ferrara Sotto Le stelle si porta dietro, come uno dei più longevi in Italia. Anche perché l’alternativa sarebbe il comunicare l’annullamento di questa edizione ed un appuntamento al 2021 se le condizioni permetteranno. Ma se poi l’anno prossimo non fossimo tornati in una situazione di normalità? Conviene allora cercare di sviluppare questa progettualità, sin da adesso.”

Chiudendo la telefonata lo sguardo si perde nella direzione di una Ferrara ancora ferma e quasi immobile, anche se già il ricordo di come era prima inizia a sbiadire nella memoria.

Durante la conversazione con Corrado Nuccini escono i nomi di alcuni artisti che su una linea parallela temporale dove è assente il Covid il nuovo direttore avrebbe avuto piacere di organizzare come i The Strokes) e altre connessioni avviate in particolare con Jazz Club Ferrara e Officina Meca) che danno la sensazione di una direzione artistica pronta a raccogliere una eredità passata e a proiettarla nel futuro, con lo sguardo consapevole ad quell’elemento magico, la musica, che non smette di stupire ed emozionare.

La speranza è una: che questa conversazione, questa chiaccherata siano state inutili, piccole rumorose parentesi dimenticabili davanti alla possibilità di annunciare il primo live, che sia questa estate, in autunno o il prossimo anno. Quel mostro finale di quel videogame è tosto, ma come citava una (riuscitissima) pubblicità, impossible is nothing.

E piano piano, la città proprio in questi giorni ricomincia a muoversi.

BONUS:

Ascolta “Intervista con Corrado Nuccini, direttore artistico Ferrara Sotto Le Stelle – Propaganda s3e29” su Spreaker.

Sito Ferrara Sotto Le Stelle

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  1. Potrebbe essere la giusta occasione anche per rilanciare la musica indipendente. Ci sono artisti italiani che sono pronti e la cui musica va fatta circolare. Ferrara Sotto le Stelle deve ritornare alla sua vera India. Alla sua vocazione. Indie

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