Isabella Fabbri: dove arte e musica si incontrano
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Isabella Fabbri: dove arte e musica si incontrano

Con il suo sax da Ferrara alla scoperta dei suoni del mondo
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L’arte è spocchiosa. Lasciatemelo dire, da addetta ai lavori, l’arte se la tira. Qualcosa ha abituato il mondo dell’arte a sentirsi sempre un gradino sopra al resto, perché le arti visive sono la massima espressione della mente, della creatività, del genio. Forse perché, tra le arti, solo l’arte visiva è autorizzata a mantenere il suo sostantivo. Non è arte anche la musica? E il teatro? E il cinema? E così via. Ma niente, se dico ‘arte’ il mio interlocutore penserà subito a quella da museo.

La musica è più rock&roll, giustamente. Vive di un contatto umano diverso, di aggregazione.
Eppure arte e musica hanno un legame potente. Quanti artisti non possono creare senza musica; quanta musica si nutre di immagini. E nessuna delle due può respirare senza condivisione.

Conosco Isabella da quando era bambina. Entrambe con un ingiustificato taglio maschile, ci fingevamo cantanti nel giardino di casa. Sapevamo che la musica sarebbe stata parte della nostra vita, lei figlia di un compositore- direttore d’orchestra- docente di conservatorio, e io figlia di una cantante- insegnante di canto.
Oggi Isabella Fabbri è una musicista vera, una saxofonista, di quelle con un talento ed una passione che non lasciano mai indifferenti. La vita ci ha spinte in direzioni diverse ma un giorno, un video ha catturato la mia attenzione (da spocchiosa laureata in arti visive): il titolo era Sounds at an Exhibition, e Isabella accompagnava il pubblico, sempre con il suo sax, attraverso le sale di un museo, traducendole in musica. Una parafrasi organica, così chiara e semplice. Il vero incontro tra arte e musica.
Ho chiesto a Isabella di raccontarmi il suo percorso, ed è così incredibilmente affascinante che ho pensato di doverlo condividere con voi.

https://youtu.be/G_f4OeSH4n0

Raccontati: chi è Isabella e cosa fa (anche quando non suona)?
Sono Isabella Fabbri, sono nata a Ferrara e in questa vita faccio la musicista. La musica è per me un modo di esprimermi, di connettermi con gli altri e con il mondo. Attraverso di essa sono in grado di trasmettere all’esterno tutte le mie sfumature. La musica per me è lavoro, ma prima di tutto è conoscenza, comunicazione, guarigione e divertimento. Sono una saxofonista di formazione classica e da più di dieci anni mi esibisco da solista, con orchestre sinfoniche e in varie formazioni, in Italia e all’estero, in teatri, sale da concerto e festival. Dopo essermi diplomata in saxofono al Conservatorio di Ferrara, ho continuato i miei studi musicali al Conservatorio di Milano e poi in quello di Strasburgo, laureandomi parallelamente in musicologia. Ora sto terminando un dottorato di ricerca in arti performative presso l’Università di Lisbona. Negli ultimi anni, inoltre, ho avviato progetti nei quali interagisco con altre forme d’arte, in particolare con l’arte visiva e la danza. In questo momento mi sto dedicando con grande entusiasmo anche alla produzione di mie musiche, sperimentando l’interazione tra sax, voce e suoni elettronici. Faccio ciò che mi regala gioia, sostenuta dagli studi intrapresi e dalle esperienze vissute fino a oggi, ispirata dalle persone e dagli artisti che hanno segnato la mia vita e, prima di tutto, in ascolto di me stessa, chiedendomi sempre cosa voglio ottenere e a chi mi sto rivolgendo. Da quattro anni, infine, lavoro per D’Addario, il più grande produttore di accessori per strumenti musicali: in veste di artista endorser e clinician rappresento il marchio nell’ambito di eventi, congressi, concorsi e festival dedicati al sax e al clarinetto, in Italia ed Europa.

Quando non suono, mi dedico a me stessa, passo del tempo con le persone che amo. Amo tenere il mio corpo in movimento e a contatto con la natura ed è per questo che, dopo anni passati in grandi città come Milano, Strasburgo e Lisbona, ora ho deciso di abitare in campagna tra le colline non lontana da Bologna, vicino alle mie origini per metà bolognesi. Per me è importante dedicarmi alla spiritualità, alla comprensione di ciò che è invisibile, ma essenziale. Adoro viaggiare, visitare un museo, andare a sentire un concerto. Ballare ai festival di musica elettronica è tra le cose che mi regalano più gioia. In sintesi, scelgo ogni giorno una vita a contatto con arte, natura e spirito.

Perché il sax? Che rapporto hai con il tuo strumento?
Ho iniziato ad avvicinarmi alla musica grazie a mio padre Giorgio Fabbri, organista, compositore, direttore d’orchestra e docente di conservatorio: la musica era parte integrante dei nostri giochi e il teatro una delle nostre destinazioni preferite. Dopo aver imparato a suonare chitarra e pianoforte, semplicemente per il piacere di farlo, a 13 anni compresi che volevo apprendere a suonare in modo approfondito uno strumento musicale. Ricordo che, prima di presentare domanda in conservatorio, preparai una lista di strumenti che mi attiravano e al primo posto, ancora non so bene il perché, misi il saxofono. Forse perché amavo il suo aspetto luminoso, forse perché in casa non c’erano strumenti a fiato, forse perché Lisa Simpson era ormai parte integrante del mio immaginario adolescenziale, non so dire con certezza il motivo per il quale lo scelsi, ma ora posso dire che è lo strumento che più di ogni altro mi rappresenta.
A Ferrara ebbi la fortuna di studiare con Marco Gerboni, fantastico insegnante e artista, ora collega e amico: con lui iniziai completamente da zero e da allora non smisi più. Possiedo quattro diversi saxofoni che, ognuno con la sua tessitura e il suo timbro, possono essere paragonati alle parti del quartetto vocale: il sax soprano, il contralto, il tenore e il baritono. Sono tutti parte di me, miei prolungamenti, miei specchi e li custodisco con grande attenzione. Sono profondamente affezionata ai due estremi della famiglia: il sax soprano, il più acuto, il quale, con la sua voce penetrante e allo stesso tempo leggera, produce un canto etereo che mi eleva; invece il sax baritono, il più grave, mi trasmette grande energia con il suo timbro caldo e potente. Sono strumenti di lavoro, ma soprattutto compagni di vita.

Il tuo rapporto con l’arte visiva: da dove nasce l’idea di musicare l’arte?
Su un quaderno delle scuole elementari, che ancora conservo, scrivevo: “Voglio fare la cantante e la pittrice”. Fin da piccola ero particolarmente sensibile sia alla musica che all’arte visiva, ma per una ragione o per un’altra decisi di dedicarmi in modo approfondito alla prima, senza però mai perdere interesse per la seconda. L’idea di trasformare in musica un’opera d’arte nacque durante la preparazione dell’esame di maturità al liceo. Avevo ideato un percorso dal nome “Oltretutto, la musica” che aveva l’intento di ricercare le tracce del linguaggio musicale all’interno delle altre discipline artistiche. Ispirata dal pensiero di Vasilij Kandinskij, artista russo che fece del collegamento tra suono, colore e forma il punto focale della sua produzione artistica, mi lanciai in un’interpretazione musicale di uno dei suoi lavori, Giallo, rosso, blu, partendo dalle corrispondenze tra colori e timbri musicali che lui stesso aveva stabilito. L’esecuzione di quella improvvisazione durante l’esame di maturità fu il mio primo esperimento di trasposizione interartistica. Anni dopo, nel 2014, quando stavo per terminare i miei studi di saxofono presso il Conservatorio di Strasburgo, quell’idea si tradusse in modo inaspettato in un progetto artistico. All’epoca, il mio professore di saxofono Philippe Geiss stava iniziando a organizzare il Congresso Mondiale del Saxofono che si sarebbe tenuto a Strasburgo l’anno dopo e mi chiese se, per quell’occasione, avevo intenzione di presentare un progetto inedito. Un’intuizione emerse: creare una performance in forma di visita guidata per il museo di arte moderna e contemporanea, durante la quale avrei accompagnato il pubblico a scoprire alcune opere d’arte selezionate proponendo per ciascuna di esse una trasposizione musicale al sax. Iniziò la mia avventura con il progetto Sounds at an Exhibition, percorso che continuò nel 2015 con la presentazione della performance durante il Congresso Mondiale del Saxofono, la vincita del Premio Movin’up, le residenze artistiche e le performance presso il MAMCS di Strasburgo e poi il MART di Rovereto, passando dal CENART di Città del Messico e infine al Museo della Musica di Bologna, unitamente alla mia tesi di dottorato in arti performative presso l’Università di Lisbona, completamente dedicata a questo progetto.

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Il fine ultimo di questa performance è proporre un nuovo modo di fruire l’arte all’interno del museo, dove la performance musicale si pone come uno schermo che rispecchia quello rappresentato dall’opera d’arte, offrendone una variazione sul tema che consente un ampliamento della fruizione estetica. Il visitatore è invitato a entrare in empatia con un’artista che, con la sua azione, sta animando l’opera d’arte esposta, rispecchiandosi in essa e trasmettendolo all’esterno: di conseguenza il visitatore è indirettamente invitato a svolgere la stessa funzione del performer. Emozionarsi, comprendere, co-creare.

Prossimi traguardi?
Da qualche mese sto lavorando al mio primo album da solista che mi vede coinvolta non solo come interprete (sax e voce), ma anche come produttrice. Uscirà quest’anno per la mia etichetta Good Waves Records e si chiamerà “Rainbow“, arcobaleno. È un disco composto da sette brani per sax, voce ed elettronica dalle influenze worle e ogni brano è un omaggio a uno dei sette colori dell’arcobaleno. La sequenza di questi colori trova una corrispondenza anche nella sequenza dei sette chakra principali, ovvero i centri di energia vitale che risiedono nel corpo umano secondo la cultura induista, i quali sono collegati ad altrettanti colori, ma anche a note musicali, elementi della natura, canali sensoriali, organi e funzioni vitali. Ogni brano dell’album ha lo scopo di creare l’ideale atmosfera sonora per far risuonare il pubblico con ogni colore e attivare il corrispondente centro di energia vitale. È un disco per ballare e per stare nella gioia ed è dedicato alle energie che ci tengono in vita. I primi due brani, Rosso e Arancione, sono già online.

https://youtu.be/IOfixOtork8

Raccontaci la tua Ferrara: sei legata alla tua città?
Ferrara è la città dove sono nata, dove ho mosso i primi passi in questa vita fino all’età di 20 anni. La amo molto e mi piace ritornarci ogni tanto per stare con i miei genitori e rivedere la mia amica storica che mi capisce come nessun altro. Per il momento non ho deciso di viverci perché amo scoprire posti nuovi, ma mi regala sempre un’emozione pedalare in bicicletta nel sottomura o per le vie del centro storico, incantarmi contemplando il castello, bere un calice con gli amici al Brindisi e perdermi tra la gente durante la settimana del Buskers Festival. Mi piace sapere che Ferrara, da tempi antichi legata all’arte e alla cultura, è la casa di giovani talenti artistici, amici e colleghi che stimo profondamente.

MORE INFO:
https://www.isabellafabbri.com

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Leggi i commenti (2) Leggi i commenti (2)
  1. Carissima Isabella, sono contento del tuo successo e delle affermazioni che stai riscuotendo e ti ammiro anche per i tuoi progressi in tanti campi legati a sensibilità, cultura e perché no curiosità . Un saluto da Ravenna, dove sarei felice di ascoltarti in un tuo concerto in teatro.

  2. Isabella cara,
    emozionante leggere il tuo percorso. Ti ammiro profondamente , ammiro l’energia e l’amore che metti in tutto cio’ che fai. Sono felice che la vita ti abbia portato qui, sui colli bolognesi e sono grata di averti nel mio cammino. Ti auguro sempre tanta bellezza…..

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