

L’itinerario della foce del Panaro è la naturale prosecuzione del percorso del Burana per chi provenisse da Ferrara e desiderasse fare qualche altro chilometro con la propria bicicletta. Affluente di destra del Po, il Panaro nasce dagli Appennini modenesi e percorre l’intera sua provincia prima di tuffarsi nelle campagne ferraresi.
Il percorso, interamente asfaltato, non può che partire dunque da un suo ponte che lo attraversa nell’immediata periferia di Bondeno, cittadina importante quale centro di produzione della frutta. La città matildea è il più antico insediamento del territorio ed il toponimo sembra provenire dall’antico nome del fiume stesso “Bondinacus”.
Lasciandoci alle spalle l’abitato, possiamo per i primi 2 chilometri percorrere sia la strada bassa sia quella alta. Mentre la prima segue una via moderatamente trafficata per congiungersi, dopo una rapida salita, con il vero argine, il percorso alto della seconda strada fiancheggia immediatamente il corso del Panaro ed imitandone il suo corso disegna una grande curva seguendo un’ansa del fiume. La riva alterna zone alberate ad altre con cespugli e rovi di piante selvatiche; spesso i pesanti rami di alberi ad alto fusto si sporgono fino a toccare e “pescare” le acque a volte fangose ed a volte verdi e tranquille a seconda delle stagioni piovose o meno, dello scioglimento delle nevi o dei momenti di secca estiva. L’argine alto ci permette di avere scorci suggestivi che si colorano a seconda delle diverse stagioni e gli alberi nascondono la riva opposta dalla quale svetta, quale guardiano solitario, il campanile con l’orologio della vicina frazione di Ospitale (“l’usdal”) di Bondeno.
Improvvisamente l’argine alto si distanzia dal Panaro: il fiume scompare dalla nostra vista perché nei momenti di piena del fiume o del vicino Po, questi terreni golenali diventano preziosissimi per contenere la furia delle acque. Nel novembre 2018 durante un’importante e preoccupante piena ne abbiamo avuto la riprova: le case coloniche spuntavano dalle acque sommerse fino al primo piano, i terreni coltivati erano diventati immensi laghi a perdita d’occhio. Lo scenario era incredibile: la gente dall’argine, preoccupata e meravigliata allo stesso tempo, rimaneva attonita a guardare impotente di fronte ad un tale evento della natura. La strada prosegue: a sinistra i campi coltivati, a destra pioppeti e qualche cascinale con tanto di bilancioni per la pesca sportiva.

Qualche altra pedalata e si giunge all’Oasi Malcantone, una riserva naturale posta su di un’ampia ansa del Po ed in prossimità della foce del Panaro. Di proprietà del Comune di Bondeno, venne data in gestione all’A.CO.SEA che ha provveduto al suo rimboschimento oltre che a sfruttarne il terreno con l’installazione di alcuni pozzi utilizzati per attingere acque dalle falde e risolvere il problema idrico di approvvigionamento della zona. Vari brevi sentieri ci permettono di addentrarci nella folta vegetazione senza perdere mai di vista sia il corso del Po sia l’itinerario che stiamo percorrendo direzione Stellata.
Ci volgiamo e siamo alle immense strutture dell’Idrovoro delle Pilastresi, un monumentale stabilimento che all’epoca della sua costruzione, risalente al 1926, venne consacrato dal regime fascista come il più grande impianto d’Europa.
Superiamo il ponte che domina l’edificio le cui porte laterali danno veramente l’impressione di un’ opera grandiosa, e ci avviciniamo a Stellata non prima di avere ammirato la confluenza del Panaro e del canale di bonifica Cavalletta nel fiume Po che in questo tratto è larghissimo ed anche, parola di pescatori esperti, profondo oltre 20 metri.
Siamo a Stellata, la meta del nostro breve percorso: la frazione deve la sua popolarità alla sua possente rocca che troneggia sulle rive del “Grande Fiume”. Edificata intorno all’anno 1000, permetteva il monitoraggio della navigazione sul fiume. Ampliata per volontà della Casa d’Este, divenne una specie di dogana, consentendo il passaggio controllato delle barche, grazie alla dotazione di una catena lunga circa 600 metri che la collegava alla rocca di Ficarolo, eretta sulla sponda opposta del Po. Ammirata la rocca purtroppo solo esternamente, essendo in fase di ristrutturazione dopo i danni seguito terremoto del 2012, il nostro giro si conclude.
Per gli allenati si potrà proseguire sull’argine fino a Mantova mentre, quale percorso alternativo per il ritorno a Ferrara, sarà possibile attraversare sul ponte il fiume e percorrere la sinistra Po in un altro itinerario sempre immersi nel pieno della natura.
Classe ’60, ex dipendente bancario, in cerca di nuova occupazione, attualmente nonno a tempo pieno delle mie Nicole e Bianca.
Laureato in giurisprudenza, mai mi sarei visto avvocato mentre il mio sogno sarebbe stato l’insegnamento. Impegnato nel volontariato: le esperienze di Amatrice e Preci/Norcia subito dopo i disastrosi terremoti del 2016 mi hanno segnato profondamente.

La descrizione dell’itinerario e stato così preciso che stando seduta in divano mi sono “immersa” nell’argine del Panaro. Bravo Enrico, sapevo che eri un bravissimo bancario, ma per me sei anche un bravo scrittore…Al prossimo articolo!!!!
Grazie Enrico per averci accompagnato lungo questo percorso. A breve inforcherò la bicicletta seguendo la traccia del tuo racconto.
Bravo Enrico!!! Hai saputo descrivere in maniera esemplare e minuzioso il percorso che il fine settimana in sella alla mia MTB faccio pedalando in compagnia di amici da Ferrara a Bondeno percorrendo la ciclabile del canale Burana e ritorno fiume foce Panaro e destra Po sino a Pontelagoscuro Fe