

Avete presente quella sensazione di leggerezza che vi pervade quando sentite nell’aria le note di una sinfonia classica e vi viene da saltellare leggiadri come la fatina confetto di Tchaikovsky? E quell’inquietudine che vi attanaglia quando ricordate l’intensità della suggestione del pianoforte sul Mesto, Rigido e Cerimoniale di Ligeti?
Io non so cosa sia. Non so quali strani poteri eserciti su ognuno di noi, ma è innegabile che la musica classica abbia la facoltà di plasmare le nostre sensazioni e di portarci su delle vie che qualche secondo prima che il nostro udito svolgesse il lieto compito, non avremmo mai immaginato di poter percorrere. Non mi capita spesso, ahimè, di andare a teatro per concedermi una pausa dalla frenesia del quotidiano… ma ho il mio palliativo domestico, una playlist che ascolto ogni qual volta sento il bisogno di fermarmi e godere di bellezza astratta.
È una playlist personale, fuori dai canoni di ogni logica musicale, forse… ma sicuramente specchio dei miei gusti. Tra i vari, c’è un brano a cui sono particolarmente devota: Jazz Suite, Waltz 2, di Shostakovich. Avevo passato dei mesi a canticchiarla nella mia mente dopo averla risentita durante un viaggio e non avevo idea del titolo, tantomeno del compositore. Poi, ho ricordato di avere un asso nella manica. Un ragazzo dai capelli un po’ dispettosi, che ricalca l’estetica di quelli che amavano farsi definire “scapigliati”. Tanti pensieri, il genio. Sono bastate due note e Nicola Bruzzo, violinista ferrarese, mi ha dato titolo e autore del pezzo.
Foto Marco Caselli Nirmal
Noi (e voi) di Filo abbiamo già incontrato Nicola un anno fa, ritraendolo su uno sfondo bianco che ben poco si sposa con i tratti del suo carattere e la forza della sua passione per quello che per lui si spinge oltre le soglie del mestiere, varcando il confine dell’amore. Oggi ci rivediamo, tra qualche tazza di caffè e i mille impegni. L’anno scorso, ci aveva raccontato del suo fortuito incontro, appena compiuta la prima doppia cifra, nella sua scuola elementare, con gli strumenti che gli avrebbero cambiato la vita. “Se fossi stato assente, quel giorno, magari ora sarei un giocatore di rugby!” ricalca oggi mentre se la ride ricordando quel colpo di fulmine.
Ci aveva poi parlato dei suoi anni all’estero, dei viaggi e della sua lunga permanenza in Germania, paese che lo ha accolto a braccia aperte nutrendo il suo appetito musicale.
“Berlino è, per me, un po’ il caput mundi dell’universo musicale. Non a caso, è lì che ho incontrato gli artisti con i quali attualmente porto avanti progetto LAUTER. Da quella che era una scintilla, un’idea, una volontà insita in un gruppo di musicisti, solisti e cameristi di fama tra i venti e i cinquanta, tra i quali Enrico Pace, Béatrice Muthelet, Matan Porat, Georgy Kovalev, Alexandra Conunova, Alexey Stadler e Boris Brovtsyn (e la lista si dilunga oltre), decisi a operare un cambiamento nel mondo della percezione della musica classica e della sua fruizione, oggi posso dire che è divampato un fuoco. Bello, alto, sinuoso, coinvolgente. Il nostro costante impegno, a braccetto con una volontà che oserei definire ferrea, sta dando dei risultati e personalmente ritengo che la “rivoluzione” – nel suo senso più dolce – della concezione della musica classica e da camera stia iniziando a generare i primi frutti.
Quel che ci fa spesso sorridere è che il genere che proponiamo, fior di un’accuratissima selezione, sia spesso percepito come fortemente ancorato al passato. Certo, ha una sua storia, come tutte le cose. E come vivere futuro e presente senza conoscerne le radici e apprezzare il passato? C’è una serie di pregiudizi, sul genere classico, che si porta avanti senza delle ragioni di fondo. E noi, siamo qui per dimostrare che certo, è sempre questione di gusti, ma che se si tende davvero l’orecchio, si può rimanere sorpresi. Da quando ho deciso di tornare in Italia, nella mia Ferrara che tanto amo e stimo, ho cercato di metter a frutto tutte le esperienze degli ultimi anni, per arricchire il panorama di una scena già eccellente. Ma, ça va sans dire, quando si ama alla follia, si vorrebbe sempre apportare un contributo… e quando si hanno degli alleati come i miei, non si può desistere.”
Foto Marco Caselli Nirmal
Nicola beve un altro sorso del suo caffè, criticandomi aspramente per il mio, che definisce annacquato e sacrilego. Eppure, in tutti questi anni d’estero e con il suo entourage, dovrebbe essersi abituato alle metamorfosi culinarie europee. Ritira su il sopracciglio e riprende.
“Quindi, per operare un cambiamento, da dove iniziare se non dai germogli della nostra società? Dal 2016 abbiamo iniziato a mettere le basi di uno dei progetti di Lauter, indirizzando il nostro sguardo verso le scuole. Non puntavamo a realizzare qualcosa definibile con le parole “educazione musicale”: volevamo spingerci oltre, riuscire a catturare l’attenzione dei giovani. Iniziando dal liceo Roiti, che ho frequentato, e continuato poi con altri istituti secondari tra i quali il Carducci, lo Smiling, il Bachelet, l’Ariosto, abbiamo pianificato delle attività per coinvolgere i ragazzi: con la preziosissima collaborazione dei docenti, siamo riusciti a costituire dei Gruppi formati da una decina di studenti, selezionati in base a una serie di criteri ma non sempre musicisti in erba, il cui “compito” era quello di curare l’organizzazione di un concerto negli ambienti del loro quotidiano scolastico, al quale noi siamo stati invitati a esibirci individualmente, e di illustrare ai compagni l’intero progetto invitandoli così a teatro per ascoltare il nostro concerto finale in quintetto. L’impegno profuso è stato oltremodo emozionante e vedere la curiosità e la naturalezza con la quale un pubblico così giovane si è rapportato con dei musicisti di fama internazionale, cercando vie di comunicazione in lingue diverse e comprendendosi sempre, ci ha regalato una felicità inaudita.
Courtesy Nicola Bruzzo
Oggi, a tre anni dalla pianificazione e dal coinvolgimento dei liceali, contiamo 15 workshop e 27 concerti nelle scuole con un pubblico di oltre 3000 studenti, 4 concerti sold out al Teatro Comunale Abbado – in collaborazione con Ferrara Musica – con (rullo i tamburi) 2000 under 30. Not bad! A conclusione di questo viaggio in gemellaggio con le scuole della città, il 13 maggio ci sarà un concerto speciale, al quale sono invitati non solo i ragazzi e gli abbonati di Ferrara Musica ma tutti coloro che hanno il desiderio di perdersi un po’ con noi. Sarà una serata speciale, un omaggio alla città e alla mostra Boldini e la Moda, ospitata fino al 2 Giugno al Palazzo dei Diamanti. Ma per adesso, nessuna anticipazione. Tendete l’orecchio, ascoltate cosa suona nell’aria e vi sveleremo qualche altro dettaglio molto, molto presto!”
Classe 89′, nata a Cagliari ma ferrarese d’adozione.
Poliglotta, viaggiatrice e amante dell’arte, lavora come interprete, guida e mediatrice nei musei cittadini.

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