

Entrando oggi, nella moderna Multisala Apollo, si scorge, poco dietro le casse, non lontano dalle porte di ingresso della sala più grande, una bacheca con incorniciati tutti i post-it che la cittadinanza ferrarese appese nell’estate del 2013. La gestione ARCI volgeva al termine e non era ancora nota una eventuale trattativa per una apertura con una nuova proprietà così per un attimo a molti parve che da un momento all’altro l’unico cinema rimasto aperto nel centro storico potesse sparire. Quei foglietti erano e sono il simbolo di un affetto per una sala cinematografica che è cuore pulsante e memoria storica della città, appena celebrato da un lungo weekend con l’evento Supercinema Apollo, promosso dall’Associazione Ilturco e Ferrara Film Festival, con proiezioni e una installazione in Piazza Gobetti, prima sede storica della sala.
Il racconto di come fosse il vecchio cinema, pubblicato su FILO pochi giorni fa, è quello di un’epoca lontana, di una città diversa, di una fruizione cinematografica vissuta come grande evento popolare. Distante anni luce dalla prospettiva odierna, dove quella che viene riconosciuta come settima arte è compressa tra presente e futuro di un mercato in costante evoluzione, non ultima la sfida del mercato dello streaming, che mira per la prima volta ad escludere il passaggio in sala per il lancio dei film.
Ne abbiamo parlato con Erik Protti, attuale gestore del Cinema Apollo insieme a Simona Salustro.
“La mia è una storia di famiglia, parlando di cinema – racconta Protti – perché attualmente questa è la quarta generazione che se ne occupa. Vengo da una laurea in Economia e Commercio e da un percorso nel settore cinematografico che mi ha portato nel 2004 ad aprire la prima multisala a Comacchio, nel 2008 la seconda a Cento e quando nel 2013 fummo contattati per una eventuale gestione dell’Apollo, pensai che poteva essere una buona occasione, per chiudere il cerchio in provincia, decidendo di accettare.”
La storia dell’Apollo però è diversa dai moderni multisala.
Sicuramente. Non a caso l’idea è stata e rimane quella di un cinema che mantenesse l’identità storica, focalizzandosi su una programmazione di qualità e adatta comunque ad un pubblico ampio, in particolare con un target sulle famiglie. Ma rimane una sala con un occhio di riguardo alla qualità delle proposte, è la clientela stessa a desiderarlo.
Allo stesso tempo però la sensazione è che l’Apollo stia rendendo più moderno il proprio calendario, cosa ci riserva il futuro?
Il mestiere è totalmente cambiato rispetto a quello che svolgeva mio padre. Ma anche solo rispetto a dieci anni fa. La strada da inseguire è quella di affiancare alla programmazione una serie di eventi, di dirette o restauri di grandi classici. Il mercato sta cambiando e grossi attori come Netflix stanno cercando di scardinare le dinamiche convenzionali ma sono convinto che il cinema continuerà sempre ad esistere: i film, in particolare quelli ad alto budget, esigono in qualche modo un ambiente come la sala cinematografica. E ho sempre la speranza (e la convinzione) che, se lo vorrà, anche mio figlio potrà avere almeno la scelta di proseguire il lavoro in questo mondo ed essere quindi la quinta generazione della famiglia a lavorare nel cinema.
Qual è il bilancio di questi primi anni di gestione? Sono cambiate le persone o le abitudini?
In realtà l’Apollo mantiene un pubblico di età medio-alta, fortemente legato agli autori forti: vanno sempre bene ad esempio Woody Allen o Clint Eastwood e comunque siamo soddisfatti di questi anni sotto la nostra gestione. Allargando lo sguardo alla provincia e alle altre sale è curiosa la passione e di conseguenza la grande risposta di pubblico per i film horror in una città come Comacchio, perfino anomala rispetto alla media italiana. Così come c’è una tradizione locale di appassionati che rispondono prontamente ad una programmazione ad hoc di qualche rassegna (ad esempio a Comacchio la rassegna letteraria Nero Laguna, ndr).
E nel 2021 ci sarà il vero e proprio centenario del Cinema Apollo.
Si, sicuramente dovremo fare qualcosa. Già nel 2019 per noi ci saranno i festeggiamenti per i 115 anni del cinema Ariston di Mantova, sala di famiglia, in cui avremo ospite anche Giuseppe Tornatore. E sarebbe bello ripetere queste iniziative a Ferrara, con un conto alla rovescia che ci possa portare alla grande festa per i cento anni, nel 2021.
Parte dell’installazione di via Gobetti, prima sede storica del Cinema Apollo
Parte dell’installazione di via Gobetti, prima sede storica del Cinema Apollo
Parte dell’installazione di via Gobetti, prima sede storica del Cinema Apollo
Parte dell’installazione di via Gobetti, prima sede storica del Cinema Apollo
Courtesy Ass. ilturco
Sono circa 228 secondo Google Maps i metri che separano Piazza Gobetti, sede dell’Apollo tra il 1921 e l 1961. Attraversare la piazza oggi è attraversare un non luogo: un dietro alla piazza, una parallela di San Romano, un parcheggio per le bici, alcune vetrine che quasi mai rappresentano l’ingresso principale dei negozi. Eppure qui c’era la vita della città.
Poco dopo l’incontro con Erik Protti sono partite le proiezioni di Super Cinema Apollo Memorial, alla presenza di alcuni familiari del regista, ora scomparso, Renzo Ragazzi. La storia è quella di un’altra Ferrara: una città dove vi erano due ingressi, uno popolare dove lasciare i calesse con cui si era arrivati dalla campagna e uno di maggiore rango, per le persone maggiormente altolocate. Una città dove nel giorno migliore vi erano 1200 persone sedute e più di mille in piedi, per un totale di 2200 persone assiepate, come ricorda Antonio Azzalli, storico gestore del cinema insieme al padre nei primi anni. Dove per diversi giorni, con clamore generale, “Via Col Vento” venne proiettato a un anno di distanza dalla prima uscita ferrarese, guadagnata in modo rocambolesco nel 1949 dal titolare del concorrente e nascente cinema Astra, nonostante l’Apollo avesse l’esclusiva della Metro Golden Mayr. Il gestore dell’Astra ottenne la prima visione recandosi a Roma in auto dai rappresentanti della major, per mostrare le nuove sedie in legno comprate per il nuovo locale, convincendoli così – in via eccezionale – a soprassedere al contratto esclusivo stipulato da Azzalli. La pellicola venne assegnata all’Apollo l’anno successivo, e ottenne comunque incassi record per l’epoca. I kolossal dell’epoca erano veri e propri genitori dei moderni eventi, capaci di unire intere generazioni insieme con gli occhi puntati verso lo stesso schermo.
Foto Alessio Falavena
Eppure, nell’attesa dell’incontro con Erik Protti, mi è parso per un attimo di essere ancora a quel cinema. Prima della proiezione del documentario una piccola incertezza nella direzione di sala: bisogna spegnere le luci? Hanno terminato l’introduzione? Mi pareva di avere capito di sì, dalla radio si era capito così. Il leggero nervosismo di chi cerca informazioni. La stessa di chi iniziava a sudare al cambio pellicola, allo stacco del biglietto, lo spegnimento della luci manuale, l’opposto delle sale automatizzate che dominano oggi il mercato. Così il weekend del Supercinema Apollo è andato verso i titoli di coda, dopo aver celebrato un cinema che resiste da quasi un secolo, in fragile quanto duraturo equilibrio tra passato, presente e futuro.
L’ultima sorpresa della nostra chiacchierata con Protti arriva nel finale. “Dal prossimo anno – ci rivela – c’è il preciso impegno da parte dei produttori cinematografici per seguire le uscite sul mercato rispettando le date internazionali: in altre parole anche durante il periodo estivo usciranno tutti i blockbuster e dopo decenni i cinema proveranno a vivere anche d’estate, provando a chiudere una delle tante anomalie italiane.”
All’orizzonte, il centenario nel 2021, sullo sfondo un cinema sempre più frammentato eppure quanto mai vitale; tra le aiuole di Piazza Gobetti nessuna traccia dell’installazione che ha consentito fino a domenica sera di rivivere l’emozione delle vecchie pellicole. Questa la fotografia dell’Apollo: modernamente in bianco e nero, digitale nel ricordo, umana nelle persone, diretta discente di quel Protti che nel 1904 andò di persona a conoscere i Fratelli Lumière in Francia, acquistando i primi proiettori e aprendo la prima sala cinematografica a Mantova.
Classe 85, vive a Ferrara da vent’anni. Secondo il profilo ufficiale è Infermiere, nel contempo si occupa da anni di giornalismo con l’idea di cercare di raccontare il mondo da una angolazione sempre nuova, con spirito critico ma rivolto al meglio, al domani e al possibile. Ha scritto un romanzo, si chiama “Sfumature” e si occupa di musica con una newsletter settimanale, live report e altro.Qui su Filo, articolo dopo articolo tenta di costruire un mondo più informato, consapevole ed ottimista o, almeno, aderente alla realtà.